• Articolo , 3 ottobre 2008
  • Paolo Tomasi: il segreto degli oli usati? rispetto ambientale e utile di impresa

  • E’ possibile svolgere un vero servizio ambientale producendo contemporaneamente utile? Sembrerebbe di sì, a giudicare dalla più virtuosa struttura europea per la raccolta ed il riciclo di oli lubrificanti usati. Incontriamo il suo Presidente che ci illustra come ciò sia possibile

Il Consorzio Obbligatorio degli oli Usati è nato 25 anni fa ed è la più antica Agenzia Ambientale italiana. Il suo compito è di raccogliere l’olio lubrificante usato, un rifiuto molto pericoloso, e lo fa attraverso un sistema reticolare attivo su tutto il territorio nazionale. Le attività sono svolte da 80 imprese e, a valle, da un sistema di raffinerie in grado di recuperare dal prodotto “olio usato” nuovi prodotti petroliferi, in particolare gli oli base che diventeranno nuovi lubrificanti. Bisogna sapere che dalla distillazione di un chilo di olio usato si può ottenere, oltre a circa 700g di olio base lubrificante, circa 6-7g di gasolio e buona parte del restante diventerà bitume. Il successo dell’attività è dovuto al fatto che si può ottenere dalla lavorazione di un rifiuto pericoloso un prodotto che ha un notevole valore di mercato. Quindi si raggiungono due obiettivi importanti in un unico processo. Per capire come possa funzionare questo particolare meccanismo, abbiamo intervistato il presidente del Consorzio, l’ingegnere Paolo Tomasi.

Mauro Spagnolo: *Attualmente qual è al quota nazionale di raccolta di oli lubrificanti usati?*
*R:* Il tema è abbastanza complesso perché per poter parlare di quanto raccogliamo bisogna capire quanto olio usato viene prodotto in Italia e in che modo viene utilizzato. Ad esempio l’olio di un trasformatore è recuperabile circa al 99%, l’olio nella mescola delle gomme, per intenderci la suola delle nostre scarpe, non è assolutamente recuperabile, e l’olio nel motore della nostra auto non è completamente recuperabile perché una parte viene combusta con la benzina, quindi quando si inseriscono 4 litri di olio vergine in un carter se ne potranno recuperare solo 2.5 litri. Le posso dire che, sulla base dei risultati di un nostro studio, in Italia si riesce a recuperare in totale circa il 45% dell’olio utilizzato e tenendo conto che l’immissione al consumo è pari a circa 500.000 tonnellate, la quantità recuperabile è di circa 250 000 tonnellate contro quelle effettivamente raccolte di 220.000 tonnellate, quindi circa un 10% sfugge ancora alla nostra raccolta.

D: *Ho letto che lei ha annunciato l’obiettivo del Consorzio di raccogliere addirittura il 100% dell’olio usato in Italia. È effettivamente un obiettivo realistico o virtuale?*
*R:* Direi che il 100% è tendenziale. Diciamo che noi puntiamo verso questo obiettivo sapendo che ci sono delle difficoltà, non tute addebitabili al Consorzio, che difficilmente possono essere rimosse. La nostra attuale raccolta si avvicina al 90%, manca quindi ancora un 10% all’appello, come già accennato.

D: *Da cosa è costituita questa quota non raccolta?*
*R:* Fondamentalmente da tre diversi settori: il primo è costituito dall’ambito del “fai da te”. Tutte le volte che, per effetto di un incentivo di mercato, esiste la possibilità di comprare l’olio a basso costo appare la tentazione di fare il cambio da soli. Noi lo sconsigliamo però esiste una certa percentuale di italiani che lo fa abitualmente. Stimiamo la quantità in questo settore in circa 5.000 tonnellate; ovviamente non tutto va disperso, ma lo smaltimento è affidato alla sensibilità e la buona volontà del singolo utente. Il secondo è quello delle emulsioni oleose: in Italia l’olio viene usato anche per operazioni industriali, per esempio il taglio dei metalli, dove gli oli lubrificanti vengono miscelati all’acqua in forma stabile e ciò, molto spesso, rende difficile il recupero da parte del Consorzio. A questo proposito stiamo portando avanti un progetto che consiste nel realizzare un grande centro per il trattamento delle emulsioni e quindi per il recupero dell’olio. L’ultimo problema è basato sulla continua lievitazione del prezzo internazionale del combustibile: alcune imprese, che ricavano nella propria linea di lavorazione dell’olio usato, sono tentate di miscelarlo con il combustibile avendo l’olio usato un potenziale calorico molto simile a quello del combustibile. Questo è proibito dalla legge però la tentazione economica è forte e noi pensiamo che ciò sia l’ambito di più ampia sottrazione dell’olio usato alla nostra raccolta.

D: *Il Consorzio mi sembra che si basi sul principio di matrice europea “chi inquina paga”, in cosa consiste esattamente questo sistema?*
*R:* Il meccanismo europeo parte in buona sostanza dalla legge del ‘75 della Comunità Europea recepita in Italia da una normativa dell’82 e poi successivamente rivista attraverso diverse leggi, tra cui l’ultima è la n..4 del ’08. In pratica affida il recupero del rifiuto a chi l’ha prodotto, dalle piccole aziende fino a quelle più grandi che attualmente in Italia sono, complessivamente, circa 400. Queste realtà aziendali hanno delegato il Consorzio, in pratica, ad ottemperare ai loro obblighi di legge nel recupero dei rifiuti. Quando il Consorzio è partito questo contributo era pari al 100% del sostentamento della nostra struttura. Gradualmente, commercializzando i nostri prodotti, si è arrivati a circa un 25% di introiti ed un restante 75% di contributi da parte dei nostri soci. Da qualche anno abbiamo capovolto la situazione per cui siamo in pratica ad un 75% derivante dalla nostra attività commerciale ed appena un 25% di contributi obbligatori.

D: *Quando si parla del vostro Consorzio si afferma, cosa ormai molto rara nel nostro Paese, di un esempio di “Italia che funziona” e di leadership europea in questa particolare attività. Quali sono i risultati effettivamente raggiunti rispetto agli altri paesi europei?*
*R:* Attualmente siamo arrivati in Italia ad una percentuale di olio usato trattato nelle raffinerie che è di circa l’83% di quello raccolto e quindi possiamo dire che oggi circa il 20% del consumo nazionale è costituito da prodotti riciclati. Ma non tutti gli Stati europei si sono allineati alla normativa del ’75. Tra i più virtuosi la Germania che è, dopo di noi, il secondo operatore trasformando circa 50% dell’olio usato, seguono la Francia e la Spagna.

D: *Uno dei Vostri compiti istituzionali e’ la corretta informazione. E a questo proposito è in pieno svolgimento una imponente campagna educativa itinerante denominata “CirOLIamo”. In cosa consiste e qual è il target che vuole raggiungere?*
*R:* Diciamo che Circoliamo è una campagna che si è già svolta nel passato. Attualmente abbiamo pianificato di trasformarla in campagna biennale prevedendo la presenza del consorzio nei 110 capoluoghi italiani. Il format dell’iniziativa prevede l’utilizzo di un grande mezzo itinerante adibito a sala conferenza ed audiovisiva che staziona nelle principali piazze delle città visitate. In questo modo siamo venuti a contatto con centinaia di Amministrazioni locali, Associazioni di categoria e migliaia di studenti. Da questa grande esperienza abbiamo capito che la sensibilizzazione dell’opinione pubblica è propedeutica a qualsiasi azione o progetto di rispetto ambientale. E tutto questo in giro per l’Italia percorrendo circa 18.000 km. Abbiamo raggiunto un risultato importante, ma ritengo che ci sia ancora un altro obiettivo da raggiungere: rendere ripetitivo il messaggio di consapevolezza per non lasciar cadere la sensibilizzazione “emotiva”del momento.

D: *Si parlava di quantità che sfuggono alla raccolta degli oli usati nel mondo “fai da te”, ed in particolare nel settore nautico. Mi sembra che, a riguardo, ci sia un’altra interessante iniziativa che state portando avanti…*
*R:* In effetti la nautica è stata sempre un settore di grande attenzione da parte del Consorzio, e non parlo solo della nautica da diporto, ma anche, e specialmente, di quella professionale. La tentazione di gettare a mare residui di olio, specialmente nella vastità del mare aperto e lontani da sguardi scomodi effettivamente esiste e va osteggiata. Abbiamo quindi ideato, iniziando molti anni fa ad Ancona, la prima “isola nel porto”. Si tratta di un gazebo presidiato all’interno del quale è collocato un contenitore nel quale versare, gratuitamente, l’olio usato della propria imbarcazione. A contenitore pieno l’operatore locale si occuperà del prelievo e del trasporto nello stabilimento di trattamento. Attualmente il servizio è presente in circa sessanta porti italiani.

D: *E se volessimo trovare dei nei nel meccanismo legislativo alla base della vostra attività?*
*R:* Direi che un limite dell’attuale normativa sia proprio quello della rigidità. La nostra sensazione è che il legislatore, nel sano intento di bloccare ogni possibilità di frode, abbia creato strumenti e procedure non agili e troppo complesse.

D: *Senta presidente, in un Paese come il nostro dove la sensibilità ambienta stenta ancora a trovare un’effettiva concretezza, come vede il futuro e le potenzialità del vostro settore?*
*R:* Personalmente sono un’ottimista e per atteggiamento spero che la situazione possa evolvere positivamente. In particolare vedo crescere la consapevolezza tra i giovani, che sono la base ed il futuro della nostra società, e questo, mi creda, è l’investimento più rassicurante che oggi possiamo fare.