• Articolo , 7 luglio 2008
  • Parte il G8: sul tavolo crisi economica ed effetto serra

  • L’appuntamento annuale degli otto leader dei paesi più ricchi e industrializzati cercherà di trovare una ricetta comune alle crisi che stanno affliggendo il pianeta. Ma sulla questione climatica le prospettive di un accordo sembrano deboli

Si aprono le danze per i Grandi del pianeta. Ha preso, infatti, il via oggi, nell’isola di Hokkaido, nord del Giappone, il vertice degli otto leader dei paesi più ricchi e industrializzati (USA, Giappone, Germania, Regno Unito, Francia, Italia, Canada e Russia): una tre giorni per discutere delle questioni che stanno mettendo in crisi il futuro della Terra, con in primo piano la lotta al surriscaldamento del globo, la crisi alimentare, la stabilità finanziaria, la lotta al terrorismo e alla proliferazione nucleare e gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Per quanto riguarda la sfida dettata dai cambiamenti climatici gli otto si erano lasciati l’anno scorso ad Heiligendamm, in Germania con la promessa di dimezzare le emissioni di anidride carbonica entro il 2050. Ora il summit dovrebbe trasformare questo impegno in un vero accordo, anche in vista della scadenza nel 2012 del Protocollo di Kyoto. “Il riscaldamento globale è una sfida enorme, e l’umanità non ha tempo da perdere. La comunità internazionale deve urgentemente rafforzare gli sforzi per risolvere il problema” si legge nel messaggio di benvenuto del primo ministro giapponese Yasuo Fukuda. L’Unione Europea, insieme alle organizzazioni ecologiste, vorrebbero una più concreta riduzione del 20% entro il 2020; il Giappone auspica ad un accordo sull’obiettivo del 2050 ma senza precisare un anno di riferimento, mentre il presidente americano George W. Bush ha in più occasioni ribadito di essere disposto ad un “approccio costruttivo, purché anche Cina e India accettino di fare la loro parte”. Ma sembra difficile che possa essere raggiunto un accordo vincolante dal momento che gli Stati Uniti, insieme al Canada, hanno già detto che il G8 non è il foro adeguato per prendere certi impegni. Oltre al vertice specifico sono in agenda anche due sessioni “outreach”, riunioni allargate anche ad altri Paesi: oggi quella con i leader dei Paesi africani invitati dal Giappone (Algeria, Etiopia, Ghana, Nigeria, Senegal, Sud Africa e Tanzania), mentre mercoledì sarà la volta del confronto con le più dinamiche (e inquinatrici) economie emergenti: Cina, India, Brasile, Messico, Australia, Indonesia, Corea del Sud e Sud Africa.