• Articolo , 28 gennaio 2009
  • Patto sul clima: le proposte UE per Copenaghen

  • Dimas: “Per affrontare le cause e gli effetti dei cambiamenti climatici, nei prossimi decenni saranno necessari pesanti investimenti pubblici e privati. Gli investimenti saranno in ogni caso inferiori ai costi che dovremmo sostenere se non ostacolassimo la forza distruttrice dei cambiamenti climatici”

Come annunciato la Commissione europea si è riunita oggi a Bruxelles per presentare le proposte con cui l’Unione si presenterà al vertice ONU di Copenaghen, col presupposto di mettere sul tavolo un accordo internazionale nella lotta ai cambiamenti climatici. Quello che è atteso per dicembre è un patto con ambiziosi obiettivi di portata globale che non rimandi ulteriormente l’azione, ma che definisca chiaramente i singoli contributi e una strategia comune per contenere l’aumento della temperatura al di sotto della famosa soglia dei 2°C. Questo quanto contenuto nella proposta:

*Obiettivi di Riduzione*
Condizione ‘sine qua non’ affinché si resti al disotto di questo valore è che le emissioni globali siano ridotte a meno del 50% rispetto ai livelli registrati nel 1990 entro il 2050. Ai Paesi sviluppati Bruxelles chiede un ruolo da leader, accettando di operare una diminuzione entro il 2020 del 30%; uno sforzo su cui l’UE è pronta ad impegnarsi se anche le altre economie affermate la seguiranno. Ai paesi in via di sviluppo, escludendo quelli più poveri, viene invece chiesto di “limitare entro il 2020 la crescita delle emissioni collettive al 15-30% al di sotto dei livelli che si registrerebbero se la situazione rimanesse immutata”. Tra le misure precise strategie di sviluppo a basso tenore di carbonio in tutti i settori principalmente responsabili delle emissioni, specialmente quelle dovute all’incessante attività di deforestazione.

*Finanziamenti*
Seguendo i dati di stime indipendenti l’esecutivo europeo propone di aumentare fino al 2020 gli investimenti netti globali destinati alla riduzione delle emissioni climalteranti di circa 175 miliardi di euro l’anno, indirizzando oltre la metà della somma nei Paesi in via di sviluppo. Per tal motivo “l’UE dovrebbe analizzare il potenziale offerto da fonti innovative di finanziamento internazionale basato sul principio ‘chi inquina paga’ e sulle capacità finanziarie dei paesi”. Anche parte delle future entrate derivanti dalla vendita all’asta delle quote di CO2 dovrebbero essere destinate ad aiutare le economie emergenti.

*Mercato globale del carbonio*
Tra le proposte della Commissione anche la costituzione entro il 2015 d’un mercato del carbonio a copertura dell’OCSE collegando il sistema ETS dell’UE ad altri sistemi comparabili del tipo “cap and trade”, “che fissano un tetto massimo di emissioni ma ne consentono lo scambio”. L’intento è quello di riuscir ad istituire un mercato globale del carbonio che includa anche le principali economie emergenti. Andrebbe inoltre modificato il meccanismo per lo sviluppo pulito (CDM) del protocollo di Kyoto, sostituendolo gradualmente nei Paesi via di sviluppo più avanzati e nei settori economici altamente competitivi con il sistema dei crediti settoriali e dei permessi di emissione negoziabili.
Nell’agenda il prossimo appuntamento è previsto per marzo con la risposta del Consiglio europeo a cui tocca ora il vaglio della proposta insieme a Parlamento e organi consultivi dell’UE.