• Articolo , 7 aprile 2010
  • Per le Hawaii un’isola di plastica riciclata

  • Nel Pacifico galleggiano enormi accumuli di spazzatura che fotodegradandosi producono danni irreversibili all’ambiente marino. Per lo studio WHIM architecture, però, il problema può contenere in sè la soluzione

(Rinnovabili.it) – Ripulire l’Oceano Pacifico dall’incresciosa piaga dei rifiuti dando nel contempo vita a nuovi territori abitabili. E’ il sogno dello studio olandese WHIM architecture, che con il progetto “Recycled Island”:http://www.recycledisland.com/ sta esplorando le potenzialità di realizzazione di un’isola galleggiante abitabile proprio a partire da tutti i rifiuti in plastica che al momento si trovano disperdersi nelle acque oceaniche.
Le dimensioni – spiegano gli ideatori – dipenderebbero ovviamente dalla quantità di ‘spazzatura marina’, che purtroppo non manca, raggiungendo in certe zone concentrazioni notevoli e, nel caso del famoso Great Pacific Garbage Patch, supera per area l’estensione di Spagna e Francia messe assieme.
Punto di partenza realizzare una copertura di 10.000 Km2 nella zona della North Pacific Gyre, a nord-est delle Hawaii. La proposta, ancora ovviamente solo nella sua fase primordiale, si pone tre obiettivi principali: la pulizia degli oceani, la creazione di una nuova terra, e la realizzazione di un habitat sostenibile, soprattutto come soluzione di prima risposta alla quantità crescente di rifugiati climatici.
Pensata all’insegna dell’autosufficienza energetica ed alimentare e dell’ovviamente basso impatto ambientale, l’idea di Recycled Island parte da positive esperienze che hanno già dimostrato, in certo qual modo, le possibilità offerte dal riuso della plastica dispersa in mare, come nel caso di Spiral Island; isola artificiale, quest’ultima, è stata costruita dal britannico Richart Sowa nel 1998 nella laguna vicino a Puerto Aventuras, sulla costa caraibica del Messico. L’eco-pioniere riempì le reti con bottiglie di plastica vuote (250.000 in tutto) a sostegno di una struttura di compensato e di bambù, su cui versò sabbia e piantò numerose specie vegetali, tra cui mangrovie. Unico neo, l’opera che era stata dotata anche di forno solare e di un sistema di compostaggio, nella sua versione originale, è stata distrutta dall’uragano Emily nel 2005.