• Articolo , 23 febbraio 2010
  • Per sconfiggere il global warming non basta il ‘piano B’

  • Utilizzare la CO2 incamerata nelle profondità marine per nutrire il fitoplancton, grande ‘consumatore’ di anidride carbonica. Ma il cosiddetto ‘piano B’ non convince gli esperti

(Rinnovabili.it) – Un gruppo di scienziati tedeschi guidato dal professor Andreas Oschlies dell’Istituto Leibniz di scienze marine, in Germania, ha bocciato uno degli escamotage sperimentati per contrastare il global warming che consiste nel pompare acqua dal fondo dell’oceano con lo scopo di catturare la CO2 presente nell’atmosfera.
Da tempo si stanno cercando nuove tecnologie in grado di ridurre l’accumulo di anidride carbonica di origine antropica nell’atmosfera, inclusa la fertilizzazione del fitoplancton presente sulla superficie marina mediante il pompaggio delle acque dalle profondità degli oceani.
Simulazioni al computer hanno dimostrato che gli ambiziosi programmi di bioingegneria possono incamerare solo una minima parte del biossido di carbonio riducendo in maniera esigua i danni che potrebbero essere causati dall’innalzamento della temperatura globale.
A tal fine la geo-ingegneria sta organizzando una serie di interventi che dovrebbero entrare in gioco qualora i governi non riuscissero a rispettare i vincoli che limitano le emissioni dannose, sotto accusa in quanto ritenute le principali responsabili dell’aumento della temperatura, una sorta di ‘piano B’ da attuare in caso di emergenza.
Il progetto parla di pompare masse d’acque delle profondità marine, ricche di nutrienti, attraverso tubature in plastica lunghe centinaia di metri per contribuire alla nutrimento e quindi alla proliferazione del fitoplancton, gli organismi fotosintetici alla base della sopravvivenza degli ecosistemi marini. Grazie a questo sistema le stime parlano di una riduzione di CO2 pari a 3 miliardi all’anno, una quantità che il gruppo di lavoro ritiene esigua rispetto ai 36 miliardi di tonnellate emesse a causa dell’azione antropica.
Il professor Oschlies vista la pubblicazione dell’articolo sulla rivista Geophysical Research Letters ha dichiarato: “Oltre alle difficoltà di fattibilità tecnica circa il posizionamento di tali dispositivi su larga scala, questo metodo è simile ad altri approcci suggeriti, con un potenziale di sequestro di CO2 molto limitato e con il rischio di effetti collaterali rilevanti”.
Un’altra caratteristica negativa rilevata dal team di esperti consiste nel fatto che la maggior parte della CO2 stoccata nei millenni è stata assorbita dalla superficie terrestre e non dalle acque degli oceani.
“Non vediamo questo metodo come una soluzione adatta a risolvere i problemi relativi alla CO2”, ha concluso il professor Oschlies.