• Articolo , 19 febbraio 2011
  • Perugia. Antonini, “Sì agli impianti, ma se non deturpano il paesaggio”

  • “L’individuazione di aree e siti non idonei alla installazione di impianti di fonti energetiche rinnovabili spetta alle Regioni e Province autonome”, così è stabilito dal D. lgsl 387/2003. Proprio in questi giorni la Regione Umbria sta predisponendo le linee di indirizzo per procedere all’ individuazione dei siti non idonei, e a tal proposito la Provincia […]

“L’individuazione di aree e siti non idonei alla installazione di impianti di fonti energetiche rinnovabili spetta alle Regioni e Province autonome”, così è stabilito dal D. lgsl 387/2003. Proprio in questi giorni la Regione Umbria sta predisponendo le linee di indirizzo per procedere all’ individuazione dei siti non idonei, e a tal proposito la Provincia di Perugia, Area Ambiente e Territorio ha elaborato un documento contenente le osservazioni sull’argomento da inviare all’amministrazione regionale. Osservazioni che sono state illustrate in I Commissione consiliare permanente, presieduta da Massimiliano Capitani, dall’assessore all’Urbanistica Carlo Antonini, insieme al dirigente d’area, arch. Raffaello di Benedetto ed altri tecnici. Per la Provincia “l’individuazione delle aree e siti non idonei non mira a rallentare la realizzazione di impianti, ma ad offrire agli operatori un quadro certo; l’individuazione di queste aree deve essere basata esclusivamente su criteri tecnici oggettivi, che nel rispetto delle norme esistenti, siano legati ad aspetti di tutela dell’ambiente, del paesaggio e del patrimonio artistico-culturale, compatibili alla caratteristica ambientale del sito. Tali scelte dovranno tener conto inoltre delle caratteristiche tecniche e tipologiche degli impianti non considerando alla stessa stregua, applicando ad esempio gli stessi vincoli autorizzativi, ad ogni tipo di impianto per la produzione di energia idroelettrica; le zone classificate agricole dai vigenti piani urbanistici non possono essere genericamente considerate aree e siti non idonei, come d’altro canto non può essere considerata utilizzabile la superficie dei parchi regionali riferendosi unicamente alle porzioni di territorio di questi classificate C e D”. L’assessore Antonini ha voluto sottolineare come “rispetto al tema delle energie rinnovabili abbiamo ritenuto di sottoporre alla Commissione il rischio che sotto la spinta di interessi diversificati, ancorché legittimi, si possano determinare danni alla identità dell’Umbria da un punto di vista urbanistico e paesaggistico. Gli obiettivi di Kyoto vanno perseguiti e raggiunti – ha aggiunto – ma attraverso una programmazione attenta che non sia in contrasto con una delle linee fondamentali dello sviluppo della nostra regione che si basa sull’incremento turistico, tutela e salvaguardia dei beni culturali e paesaggistici, oltre che sulla produzione agricola di elevato pregio”. Ricordiamo che la discussione ha preso spunto anche da una mozione presentata sull’argomento dal consigliere Enrico Bastioli (Socialisti e Riformisti per l’Umbria) in cui si chiede alla Regione di “estendere il divieto di installazione a tutta l’area interessata da possibili coltivazioni Dop,Doc e Docg”; “di rivedere i poteri programmatori dei Comuni in merito” poiché in base al D.lgs n.387/2003 solamente Regioni e Province autonome possono porre limitazioni e divieti; sul tema delle compensazioni o perequazioni, bisognerebbe “prevedere che ai Comuni interessati dall’installazione di impianti per la produzione di energie rinnovabili vengano riconosciute i privilegi di queste compensazioni, anche in caso di installazioni su terreni privati; infine “prevenire, o quanto meno regolamentare insieme ai Comuni, la possibilità di realizzare installazioni presso i beni culturali sparsi in agricolo censiti dalle amministrazioni comunali”. La discussione che ne è seguita è stata viva a dimostrazione che il tema è molto sentito dalle forze politiche rappresentate in Consiglio. Per Gianfranco Becchetti (Pd) “bisogna riappropriarci della capacità di decidere. Per quanto riguarda il fotovoltaico – ha fatto notare – siamo in mano agli installatori. Ma noi che abbiamo responsabilità di governo non dobbiamo agire con superficialità”. Di diverso avviso Massimiliano Capitani (Pd), per il quale “non si può non andare incontro alle energie alternative. Non dobbiamo avere vincoli ovunque”. “Qualche riserva sul favore del fotovoltaico per l’ambiente stando alle attuali tecnologie” è stata espressa da Luca Secondi (Pd), che si ritiene “d’accordo sulle energie rinnovabili in generale ed il fotovoltaico in particolare, ma laddove non si deturpi il territorio né sotto l’aspetto paesaggistico né produttivo”. Per Laura Zampa (Pd) “la Provincia ha il preciso dovere di mettere al corrente il cittadino sugli effetti di questi impianti come lo smaltimento e la desertificazione. Dobbiamo pensare con lungimiranza”, ha sottolineato. Michele Martorelli (Pdl) ha parlato di “opinioni trasversali su questa tematica, senza troppe distinzioni tra destra e sinistra”. Il consigliere di opposizioni ha fatto osservare che “in Umbria l’antropizzazione del territorio nel corso degli anni è avvenuta senza criteri con dei veri e propri scempi”. Ora il prossimo passo è portare in Consiglio Provinciale tutte queste proposte per l’approvazione dell’assemblea e quindi inviare in Regione l’indirizzo politico conseguente.