• Articolo , 20 novembre 2008
  • Petrolio sotto i 50 dollari: ecco le coneguenze

  • Cala il petrolio, ora sotto i 50 dollari al barile. Questo se porta un beneficio immediato per i costi dei pur ridotti consumi energetici, rischia a medio e breve termine essere un problema per l’economia stessa e per le energie da fonti rinnovabili

Sembra di essere tornati indietro di tre anni e mezzo: quando il prezzo del petrolio sul mercato nordamericano faceva segnare valori tra 40 e 60 dollari
A Londra stamattina il contratto future sul brent si attestava al di sotto dei 50 dollari al barile, toccando precisamente 49,07, con un calo di oltre cinque punti. Anche in Usa hanno registrato una discesa che è arrivata fino a quota 50,55 dollari.
Con questo scenario, oggi peggio (o meglio) di ieri, ci attendono due conseguenze spiacevoli. Non dobbiamo infatti essere troppo soddisfatti sull’effetto che a breve e medio termine questo crollo della quotazione del petrolio avrà sulla bolletta energetica, dall’elettricità ai carburanti. La prima preoccupazione è per l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili. Il 2007 è stato un anno record per l’energia: secondo l’Unep, l’agenzia ambientale dell’Onu, a livello mondiale gli investimenti ammontavano a 148,4 miliardi, cioè il +60% rispetto al 2006. Ma ora con il petrolio sotto i 50 dollari, dove andrà a finire la competitività delle fonti rinnovabili?
Ricordiamo le stime fatte da Wti, oppure le previsioni in cui si erano esposti alcuni membri dell’Opec. Quanto successo nei primi mesi del 2008, sembrava dare ragione a loro, ma anche alle più pessimistiche previsioni che non davano per impossibile che si arrivasse a fine anno, a furia di di rialzi, fino a 200 dollari. E il prezzo record toccato nel luglio scorso appena sotto i 148 dollari, sembrava confermare i più cupi presagi.
Poi c’è stata la crisi finanziaria, la gelata sull’economia, quindi l’entrata in recessione di una buona parte delle economie mondiali, e il conseguente crollo della domanda del greggio. Le conseguenze per l’economia mondiale, sono preoccupanti sia perché si sovrappone ad una crisi del sistema creditizio, che minaccia di bloccare gli investimenti, che invece dovrebbero poter assicurare gli approvvigionamenti di petrolio quando dovesse manifestarsi la ripresa. E alcuni esempi già li abbiamo e riguardano settori molto sensibili ai prezzi, come quello delle sabbie bituminose o del bioetanolo. Senza riserve, e con il bisogno di combustibili, la domanda subirebbe un’impennata e le previsioni del petrolio a 200 dollari, che oggi sembrerebbero essere di nuovo lontanissime, rischierebbero invece di essere soltanto rimandate.