• Articolo , 7 novembre 2008
  • Piro-gassificazione del car-fluff

  • Un processo di smaltimento del complesso dei rifiuti non metallici che rimangono dopo la rottamazione delle auto (car-fluff), di cui se ne producono in Europa circa 300.000 tonnellate all’anno

Sono 1,5 milioni i veicoli demoliti ogni anno in Italia. E dalla rottamazione rimane il cosiddetto car-fluff, cioè il residuo non-metallico che ammonta sino a 30% del peso della vettura da cui proviene. Per fornire una soluzione allo smaltimento di questo car-fluff, che sia in linea con gli obiettivi di riciclaggio fissati dalla Commissione europea, oggi alla manifestazione Ecomondo di Rimini è stata proposta la realizzazione di tre impianti pilota che impieghino la piro-gassificazione. Nel meeting “I veicoli fuori uso- la svolta per il risultato” è stata lanciata l’idea dei tre impianti prototipo. La piro-gassificazione garantirebbe i migliori risultati di efficienza energetica, ambientale e di sostenibilità economica, consentendo di rimanere entro i parametri nazionali di recupero energetico (5% dal 2006 e 10% dal 2015) e il raggiungimento del target di riuso e recupero (85% dal 2006 e 95% dal 2015).
Il car-fluff è il rifiuto non metallico, quel che resta dalla demolizione della carcassa dell’auto, costituito da un mix di materiali come fibre tessili, plastica, vetro, gomma, vernici, olii e lubrificanti, carta e cartone. In Europa la demolizione interessa 12 milioni di veicoli. E il car-fluff ammonta a 300.000 tonnellate/anno che adesso si smaltisce nelle discariche. Ma esistono notevoli limitazioni alla collocazione di un tale rifiuto in discarica (Direttiva discariche Ue) e senza concrete alternative sul territorio.
Anche per questo è stato già siglato un accordo quadro, sulla gestione dei veicoli fuori uso, dai ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico con le associazioni della filiera industriale.
“Solo la capacità di lavorare in modo propositivo e integrato fra tutti gli operatori industriali- sottolinea infatti Luigi Pelaggi, capo segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente e presidente dell’accordo quadro – ciascuno nel proprio ambito potrà consentire al comparto di raggiungere gli obiettivi previsti dalla severa normativa europea”.