• Articolo , 22 marzo 2010
  • Pompe di calore ad acqua di falda

  • A2A, multiutilty italiana, nata nel 2008 dalla fusione tra ASM Brescia e AEM Milano, ha avviato un innovativo sistema di teleriscaldamento con tecnologia a pompa di calore che prevede l’utilizzo dell’acqua di falda. Con il suo sviluppo s’intende peraltro contribuire alla risoluzione dell’emergenza falda nell’area milanese, che provoca infiltrazioni e allagamento di cantine, box, tratte […]

A2A, multiutilty italiana, nata nel 2008 dalla fusione tra ASM Brescia e AEM Milano, ha avviato un innovativo sistema di teleriscaldamento con tecnologia a pompa di calore che prevede l’utilizzo dell’acqua di falda. Con il suo sviluppo s’intende peraltro contribuire alla risoluzione dell’emergenza falda nell’area milanese, che provoca infiltrazioni e allagamento di cantine, box, tratte di metropolitana, attraverso il pompaggio dell’acqua per scopi energetici.
Sin dall’inizio degli anni’90 il territorio di Milano è stato interessato da un fenomeno d’innalzamento della falda acquifera, con conseguenti gravi problemi locali e danneggiamenti a numerose strutture interrate, la cui principale causa è da ricondursi alla sensibile diminuzione o cessazione dei prelievi idrici da pozzi dovuta a dismissione industriale. Perciò, l’impiego di acqua di prima falda per pompe di calore rappresenta un mezzo contro il crescente deficit del bilancio idrogeologico. Lo sfruttamento del calore del sottosuolo rappresenta una soluzione di risparmio energetico, a basso impatto ambientale. Le acque sotterranee diventano una fonte di energia alternativa e rinnovabile, sorgente calda ideale sfruttabile da una macchina come la pompa di calore, capace di mettere a disposizione calore ad una temperatura più elevata rispetto al deposito termico da cui attinge.
Per lavorare questo dispositivo ha bisogno di elettricità ma l’energia consumata è molto minore di quella veicolata. L’efficienza di una pompa di calore è calcolata dal coefficiente di prestazione COP, che è il rapporto tra l’energia termica resa e l’energia elettrica richiesta per la sua alimentazione.
Gli impianti previsti dall’azienda milanese consentono di ottenere un valore 3 COP, il che significa che per ogni kWh di energia elettrica consumato, la pompa di calore renderà 3 kWh d’energia termica all’ambiente da riscaldare. Le pompe di calore di elevata potenza (15 MW) per la produzione di acqua calda fino a 90° costituiscono il fulcro dell’innovazione e la base del sistema progettato da A2A che è formato da una sezione di cogenerazione ad alta efficienza, una sezione di integrazione e da serbatoi di accumulo termico. La sezione a pompe di calore assicura circa il 60% della produzione termica totale integrata principalmente dal contributo della sezione di cogenerazione. L’allaccio alla rete elettrica e la presenza di accumuli termici permettono d’altro canto la possibilità di modulare il funzionamento dell’impianto.
In termini di benefici ambientali, oltre al ricorso ad una risorsa naturale totalmente rinnovabile, questo sistema garantisce un minor consumo di energia primaria (combustibile) e una consistente riduzione dell’inquinamento atmosferico grazie all’azzeramento delle emissioni di polveri sottili e di SO2, al 60-70% di diminuzione di ossidi di azoto NOx e al 50% di CO2 (sostituzione caldaie convenzionali).
In accordo con il Comune di Milano A2A ha stabilito un piano per lo sviluppo di cinque centrali di produzione di calore pulito (Canavese, Ricevitrice Nord, Bovisa, Santa Giulia, Gonin) da completare entro il 2012. L’obbiettivo, secondo i dati forniti da Alessandro Pedrini, responsabile ufficio stampa A2A, è quello di raggiungere una potenza complessiva di circa 1.000 MWt,con energia erogata intorno ai 1.200 GWh/anno, per mezzo milione di utenti tele riscaldati e 20.000.000 di metri cubi di edifici serviti.