• Articolo , 27 luglio 2007
  • Pomponi: le periferie delle metropoli come luoghi di sperimentazione per nuove risorse energetiche

  • La nuova frontiera del recupero periferico è quella di realizzare non più solo urbanizzazione primaria, ma servizi di qualità, primo tra tutti l’uso delle rinnovabili

Con grande piacere incontriamo l’Assessore per le Politiche alle Periferie, al Lavoro e allo Sviluppo Locale, Dante Pomponi, con le finalità, poco celate, di allargare gli orizzonti delle fonti rinnovabili ad un contesto sociale di grande spessore: l’uso del territorio e delle risorse energetiche nelle periferie di una grande città come Roma. Non è un approccio sperimentale, ma una concreta volontà a trasferire, finalmente, le strategie energetiche future da un ambito asettico ed universitario, ad un contesto sociale complesso ma molto ricco, dove mettere a punto modelli di facile esportazione.

Mauro Spagnolo – *Assessore Pomponi, esiste un rapporto tra periferia della città e sostenibilità, intesa come sviluppo delle politiche ambientali che favoriscano l’uso di risorse locali e di energie da fonte rinnovabile?*
*Dante Pomponi* – L’idea di fondo che muove i nostri interventi nelle periferie è quella di un percorso partecipativo, che non cala dall’alto le mode usate dal centro, ma trasforma le periferie in centri vitali di creazione e sperimentazione sociale. Per questo credo che proprio le periferie possano diventare luoghi di sperimentazione anche sul terreno dell’uso di nuove risorse energetiche: per troppo tempo le periferie sono state un luogo sterminato, cresciuto fuori da ogni regola o su regole sbagliate, carente nella qualità e nelle opportunità che invece caratterizzano il resto della città. Lavorando sul territorio ed entrando in contatto con le persone che lo abitano, ci siamo resi conto che le periferie sono sì fonti di conflitti, poiché sono i luoghi dove si percepiscono in maniera più acuta le contraddizioni di una metropoli complessa, ma sono soprattutto fonti di energia e di vitalità: abbiamo capito così che è a questa periferia che va data casa, una periferia che sia un’alternativa sociale ed economica alla “centralità” che oggi ricoprono i centri commerciali. Abbiamo capito che per poter cambiare le periferie bisognava rovesciare l’ottica, guardare alle periferie come una risorsa e non come un problema. Sono convinto che la nuova frontiera del recupero delle periferie è quello di passare dalla semplice realizzazione delle urbanizzazioni primarie ai servizi di qualità, tra cui certamente anche l’uso fonti energetiche rinnovabili.

MS – *La sua storia personale ci racconta un impegno nel settore dell’edilizia e una forte sensibilità alle tematiche sociali. Come tutto questo è sintetizzato nel suo impegno amministrativo? E quali sono i punti di contatto tra questi due grandi ambiti presenti nella nostra società?*
*DP* – La mia esperienza lavorativa negli anni ’70 nei cantieri edili mi ha insegnato quanto sia importante lavorare in sicurezza ed essere tutelato nei propri diritti. Per questo come assessore ho voluto potenziare gli strumenti di controllo e vigilanza sul lavoro, sia per quanto riguarda la sicurezza nei cantieri appaltati dall’amministrazione, sia per quanto riguarda le condizioni contrattuali di chi presta opere e servizi per conto del Comune di Roma. L’Osservatorio comunale sull’Occupazione e le Condizioni del Lavoro è un organo impegnato nell’attività ispettiva e nel dialogo sociale: un modello che sta dando risultati importanti e che penso possa essere esportato anche in altre grandi città.

MS – *L’immaginario comune ci porta a pensare alle periferie delle grandi città come realtà che vivono emergenze legate al degrado, alla mancanza di sicurezza ed alla scarsità di servizi. E’ forse giunto il momento, nella scala delle priorità, di inserire anche un’emergenza ambientale e di razionalizzazione energetica?*
*DP* – Attraversiamo un’epoca di profonda trasformazione del concetto di città, progressivamente sostituito da quello di megalopoli, trasformato dai nuovi flussi migratori, dalle nuove povertà, dalla emarginazione sociale, dalla multietnicità, dai problemi di sicurezza e di qualità ambientale, dal disagio urbano. E proprio per questo occorre rifondare nell’immaginario collettivo il rapporto centro-periferia, che, nella maggior parte delle grandi città, è compromesso e spesso è di netta, e apparentemente irrimediabile, contrapposizione. Il suo superamento costituisce la vera scommessa per la realizzazione di una città con una struttura equilibrata, civile, sostenibile.

MS – *Parliamo del progetto “Città dell’Altra Economia”. Si tratta di uno spazio permanente adibito ad ospitare interventi a sostegno delle iniziative economiche a scala locale per attivare circuiti “virtuosi” tra cittadini, consumatori, e produttori. In questo ambizioso sistema, che ruolo hanno la difesa dell’ambiente ed il risparmio energetico?*
*DP* – La Città dell’Altra Economia è un progetto architettonico sostenibile e innovativo che si candida ad essere il centro, anche geografico e simbolico, di un’operazione complessa di orientamento culturale “responsabilizzante” del tessuto produttivo romano che accetta la sfida dell’innovazione e di un rapporto sostenibile con la città. Il progetto stesso mira a sfruttare al meglio le potenzialità energetiche offerte dai sistemi naturali di trasporto termico, dall’illuminazione naturale, dall’energia fotovoltaica. La Città dell’Altra Economia rappresenterà così il motore delle esperienze di impresa responsabile a Roma. Qui le imprese e i consumatori potranno incontrarsi, scambiare esperienze, confrontarsi con la società civile, conoscere i produttori (del sud del mondo o della periferia della città, basti pensare alla grande quantità di aziende agricole biologiche che qui si stanno sviluppando), prendere visione dei nuovi prodotti del commercio equo e solidale o del software libero. L’idea è quella di dare una casa a quelle organizzazioni che da tempo a Roma costruiscono dal basso un’economia diversa, che valorizza le relazioni prima che il capitale, che riconosce un’equa ripartizione delle risorse tra tutti, che garantisce il rispetto dell’ambiente naturale e l’arricchimento di quello sociale.

MS – *Ci descrive le finalità e le modalità operative delle “Imprese Verdi” costituite a seguito del vostro bando di finanziamento?*
*DP* – Nel 2005 l’assessorato alle Politiche per le Periferie, lo Sviluppo Locale, il Lavoro del Comune di Roma ha deciso di stanziare, tramite l’ufficio di Autopromozione Sociale che gestisce i fondi della legge 266/97, un milione di euro a sostegno di progetti imprenditoriali nei settori delle energie rinnovabili e del riuso e riciclo dei materiali. Sono state finanziate circa 20 nuove imprese che hanno aperto nelle periferie della città. A Torre Angela, ad esempio, abbiamo sostenuto un’impresa che offre servizi per lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie rinnovabili, a Infernetto ha aperto un punto vendita di prodotti da agricoltura biologica, mentre nei pressi di Rebibbia un’altra impresa si occupa di servizi ambientali e della sistemazione di parchi, giardini e aiuole.

MS – *A suo giudizio è possibile, a livello periferico, generare iniziative concrete per il riciclo dei materiali all’interno di una filiera locale di utilizzatori?*
*DP* – Mi viene in mente un’iniziativa che abbiamo sostenuto recentemente, il negozio-officina di Binario Etico, una cooperativa specializzata nel riassemblaggio di computer usati. Ogni anno 150 milioni di computer vengono dimessi a causa delle continue innovazioni dei sistemi operativi e dei software applicativi, che costringono gli utenti alla rincorsa di mezzi capaci di sostenere le nuove applicazioni. Una fine precoce, e spesso immotivata, se consideriamo che i dati relativi alla raccolta differenziata rivelano che oltre il 50% dei computer dismessi sono ancora in buone condizioni di funzionamento. Basti pensare poi che il 23% di un pc è fatto di materie plastiche non biodegradabili, il 6% è piombo, mentre in percentuali minori si ritrovano cadmio, mercurio, cromo, tutte sostanze altamente nocive per l’uomo e l’ambiente. Il trashware diventa così un modello possibile di riciclo e riuso, da estendere anche ad altri prodotti.

MS – *Nel progetto “Cambieresti” si definiscono delle “linee guida” per un nuovo stile di vita del cittadino nei confronti dei consumi energetici e del rispetto ambientale. Cosa vi aspettate che possa cambiare concretamente nelle periferie romane?*
*DP* – Quella di Cambieresti è una sfida che l’amministrazione lancia alla cittadinanza che vuole approfondire, ed eventualmente rivedere, la consapevolezza del proprio stile di vita per essere in grado di scegliere ciò che serve realmente al proprio benessere, nel rispetto dell’ambiente e degli altri. Si tratta di sperimentare nuovi stili di vita, ri-orientando i consumi, rafforzando i legami comunitari e recuperando le relazioni non mercantili, mettendo in pratica scelte di acquisto e comportamenti, individuali e collettivi, più equi, solidali e rispettosi dell’ambiente. Certo, una metropoli come Roma ha caratteristiche sociologiche e geografiche particolari, per questo abbiamo deciso di focalizzare il nostro obiettivo su due versanti, quello della sostenibilità ambientale e della sostenibilità sociale. Penso alla gestione delle risorse idriche ed energetiche, alla diminuzione e differenziazione dei rifiuti, agli incentivi per l’utilizzo dei mezzi pubblici, al sostegno alle imprese che adottano comportamenti responsabili, alla promozione dei prodotti provenienti dal commercio equo e solidale: comportamenti virtuosi che possono essere incentivati proprio a partire dalle periferie.

MS – *Assessore, come vorrebbe vedere le periferie del futuro? Cosa eliminerebbe con decisione e cosa vorrebbe salvare?*
*DP* – Mi piacerebbe vedere il territorio delle periferie future non consumato in maniera disorganizzata: dobbiamo salvare il paesaggio e l’identità delle nostre periferie. La periferia di Roma ha un potenziale naturale costituito dalle aree agricole, dalle aree protette, dalle aree libere verdi pubbliche. Si tratta di riscoprirlo, valorizzarlo, tutelarlo e, in alcuni casi, di intervenire con un attento lavoro di ricostruzione del paesaggio. Come è avvenuto a Prato Fiorito, dove un’area degradata attraversata da un piccolo corso d’acqua è stata riqualificata e trasformata in parco, mantenendo al suo interno una vigna produttiva; a Borgata Finocchio, in località Collina della Pace, dove si sta ultimando la ricostruzione di una collina gravemente compromessa dallo sbancamento e dalla presenza del rustico di un edificio sequestrato alla mafia, che è stato demolito, al fine di realizzare, attraverso una soluzione a terrazzamenti, un cuore di servizi pubblici nel quartiere. E ancora la riqualificazione della Piazza dell’Acquedotto Alessandrino, nei pressi della Chiesa dell’architetto Meyer e del parco “Tor Tre Teste”, dove la nuova sistemazione delle aree urbane che si sono sviluppate lungo l’Acquedotto Alessandrino ha valorizzato le risorse storiche e paesaggistiche di questo importante sistema archeologico. Attraverso la ricostruzione di questi “nuovi paesaggi”, visti anche in termini di linguaggio del territorio che veicola i valori della comunità che lo abita, nasce un processo di ricostruzione e valorizzazione dell’identità locale, frutto anche di un processo partecipativo svolto con le comunità interessate, che fa diventare i cittadini artefici delle trasformazioni del territorio.