• Articolo , 16 gennaio 2009
  • Porto Tolle, WWF contrario alla conversione a carbone

  • La conversione a carbone della centrale di Porto Tolle è contraria alla tutela ambientale e alle normative europee. Tra i 4 punti dolenti, la bufala del carbone pulito

Il WWF esprime preoccupazione e dissenso per la notizia data oggi dal Consiglio dei Ministri, che ha “iniziato l’esame della questione relativa alla conversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, sulla quale ha riferito il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo”.
La centrale termoelettrica Enel situata a Porto Tolle nel delta del Po – una delle più grandi d’Europa – ancor prima del progetto di conversione a carbone, è già stata oggetto di condanne penali per gravi episodi di inquinamento attraverso due processi, in entrambi dei quali WWF si è costituito parte civile: nel primo i vertici amministrativi e tecnici dell’Enel sono stati condannati in via definitiva per violazione della normativa in tema di tutela delle risorse idriche; il secondo si è concluso in primo grado il 31 marzo 2006 con una condanna per danno ambientale, ed è oggi nella fase di appello.
Si tratta di una vicenda grave, poco chiara, in cui ancora una volta a prevalere sono gli interessi leciti ma privati di un’azienda – che peraltro non ha neanche più il monopolio in Italia sulle questioni energetiche – a grave danno dei ben più rilevanti interessi pubblici – salute, ambiente, scelte energetiche oculate – che dovrebbero essere tutelate dal Governo ad iniziare dal Ministro dell’Ambiente. Neanche la crisi economica (accompagnata dal solito ricatto occupazionale per i dipendenti della centrale) può giustificare una scelta così miope. Così come è del tutto anomala se non illegittima la procedura autorizzativa fin qui seguita: ad oggi risulta che non sia ancora acquisito il parere della Regione Veneto; molte associazioni e comitati di cittadini locali hanno contestato duramente le modalità di organizzazione dell’inchiesta pubblica per la Valutazione di impatto ambientale svoltasi presso il servizio VIA della Regione; manca il parere dell’Ente Parco del Delta del Po sulle integrazioni al progetto presentate da Enel, parere per il quale non è previsto il silenzio assenso.

Ecco i 4 punti ‘dolenti’ della vicenda Porto Tolle:

* – UNA CENTRALE ‘SOTTO OSSERVAZIONE DELLA PROCURA’ – La Procura di Rovigo ha avviato nuove indagini anche sul progetto di riconversione e ha disposto una consulenza-perizia, inviata nel giugno 2008 dalla Procura al Ministero dell’Ambiente. La perizia ha evidenziato numerose e gravi carenze nel progetto in ordine agli impatti ambientali (aria, acque, rifiuti, biodiversità per le ricadute negative sull’area naturale e Parco delta del Po). Il documento critica aspramente la scelta dell’Enel per il carbone, giustificata perché il carbone è “economicamente competitivo” rispetto ad altre scelte possibili (ad esempio gas-ciclo combinato).

* – VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE INEVITABILE: Le perizie della Procura sono così dettagliate ed articolate, ed evidenziano tali contraddizioni e lacune da far ritenere difficile che la Commissione VIA presso il Ministero dell’Ambiente potesse sostenere argomenti contrari. Il WWF ritiene che il Ministro dell’Ambiente non possa che esprimere un parere negativo vista l’evidente incompatibilità ambientale del progetto.

* – RISCHIO VIOLAZIONE NORME UE: Il Governo inoltre ben conosce i problemi che potrebbero sorgere con l’Unione Europea, che certamente sarà chiamata a pronunciarsi se il progetto dovesse essere sbloccato poiché molte aree del Delta del Po sono vincolate da direttive comunitarie.

* – IL CARBONE PULITO NON ESISTE: Il WWF, che segue da anni le vicende processuali ed amministrative della centrale Enel di Porto Tolle e che quest’anno ha lanciato la Campagna ANNO DEL CLIMA, ritiene che la riconversione di Porto Tolle a carbone sia del tutto sbagliata perché questo è tra i combustibili fossili quello che presenta le maggiori emissioni di anidride carbonica, il gas ad effetto serra maggiormente responsabile del riscaldamento climatico globale. Occorre infatti rammentare che anche avvalendosi delle migliori tecnologie gli impianti a carbone hanno emissioni più che doppie rispetto a quelle di un ciclo combinato a gas: all’atto pratico per ogni kWh di energia elettrica prodotta da carbone si emettono oltre 770 gCO2 contro i 365 di un ciclo combinato a gas.
Il nostro Paese che già sta andando in direzione opposta rispetto al Protocollo di Kyoto e ai nuovi impegni di riduzione delle emissioni (di almeno il 20% entro il 2020) farebbe meglio a investire in efficienza e fonti rinnovabili di energia che non solo ci permetterebbero di affrancarci dalla dipendenza energetica ma permetterebbero un rilancio dell’economia in chiave sicuramente più sostenibile rispetto al puntare su combustibili fossili e nucleare.
Peraltro tutte le performance ambientali di una centrale a carbone sono estremamente più negative: dalle emissioni di sostanze inquinanti (ossidi di zolfo, ossidi d’azoto, polveri fini, mercurio, arsenico, ecc. ecc.), consumi di acqua e materie prime, produzione di rifiuti, ecc., a dimostrazione che il carbone pulito non esiste.