• Articolo , 28 gennaio 2009
  • Post-Kyoto: in attesa del si, l’UE presenta il suo piano

  • L’UE presenta il suo piano di intervento e rende esplicita la necessità di nuova linfa nell’attuazione delle strategie da adottare per contenere l’innalzamento della temperatura terrestre. Fra le proposte la tassazione delle tonnellate di CO2 emessa

La Commissione Europea presenterà quest’oggi il suo piano per combattere l’innalzamento della temperatura sul nostro pianeta. L’ambizione del piano consiste nel cercare di adottare strategie affinché si possa contenere l’aumento della temperatura del pianeta entro i 2°C rispetto all’era pre-industriale, ovviamente, ciò è possibile solo tagliando le emissioni di gas serra e quindi adottando strategie che interessino trasversalmente ogni settore relativo all’attività umana. Tuttavia, condizione necessaria affinché ciò sia reso possibile, è la disponibilità di ingenti finanziamenti, anche da parte di coloro che fino ad ora son rimasti al margine della discussione come Cina e USA, che possano quindi servire ad attuare e sviluppare tali strategie. Da quanto è emerso dalle dichiarazioni della Commissione pertanto si evince come la proposta preveda un graduale aumento degli investimenti al fine di ridurre le emissioni di gas serra ed evitare che nel 2050 la Terra si scaldi oltre la soglia di guardia dei 2°C: 175 miliardi di euro all’anno entro il 2020, di cui 30 miliardi destinati ad aiutare i Paesi poveri. Un’importante aspetto di tale proposta riguarderebbe le economie emergenti come Cina, India e Brasile alle quali spetterebbero circa 95 miliardi di euro per sostenerle nell’avvio della loro strategia ambientale e per bloccare una volta per tutte la deforestazione tropicale entro il 2030. Fra le proposte per ricavare i nuovi fondi quella di tassare ogni tonnellata di CO2 emessa, tassa che secondo i calcoli dell’Unione farebbe ottenere una cifra pari a 20 mila miliardi di euro. L’Unione Europea quindi programma l’agenda del post-Kyoto in vista di Copenaghen 2009 e incalza Stati Uniti e Cina, quest’ultima fino ad ora cullata dall’inattività di una delle economie più ricche al mondo come quella statunitense, ad agire a ad intervenire, nell’immediato, sulla propria politica per attuare drastiche inversioni di rotta e prendere impegni più concreti.