• Articolo , 3 dicembre 2008
  • Poznan/de Boer: i 3 elementi chiave per l’accordo di Copenaghen

  • Il segretario esecutivo della convenzione UNFCCC delinea la strategia necessaria per arrivare al tanto atteso accordo post Kyoto e sprona la Cina a fare di più

In un’esclusiva intervista con l’agenzia cinese Xinhua, a margine della seconda giornata di Poznan, Yvo de Boer ha delineato tre elementi chiave che potrebbero sigillare un nuovo accordo nel vertice di Copenaghen il prossimo dicembre. “Prima di tutto, quali impegni i paesi sono disposti a prendere. In secondo luogo, in che modo possiamo ottenere il denaro necessario a permettere anche ai paesi in via di sviluppo di impegnarsi. Terzo, come possiamo creare istituzioni, enti tecnologici, capacità amministrativa e finanziaria dedicata allo scopo”. “Se hai gli impegni, le istituzioni e il denaro – ha dichiarato – allora avrai un accordo”. A partire dal 1 dicembre, l’UNFCCC ha iniziato la maratona di colloqui volti ad aprire la strada a un nuovo accordo generale sui cambiamenti climatici a fine 2009. A Copenaghen infatti si dovrà giungere pronti a varare il post-protocollo di Kyoto che scade nel 2012. Con la dilagante crisi finanziaria ed il momento di transizione per il Governo Usa gli incontri di Poznan sono da molti considerati come il punto intermedio dei colloqui Bali, esuli tuttavia da grandi risultati. Ma a mettere in luce l’importanza del vertice polacco è lo stesso Boer convito del fatto che quella di Poznan sia la sede adatta per raggiungere importanti progressi.
“Fondamentalmente – ha spiegato il segretario dell’UNFCCC – questo è il momento per dare l’avvio a veri accordi partendo con la formulazione di un primo testo negoziale”. Inoltre “questa è la prima volta che i ministri sono riuniti dal vertice di Bali e l’ultima volta prima di Copenaghen. E’ un momento importante dunque per fare il quadro della situazione e fornire un orientamento per gli anni restanti”. La speranza principale di de Boer è questi giorni di colloqui portino a “decisioni per avviare formalmente il Fondo di adeguamento, che prevede di finanziare i Paesi in via di sviluppo il processo di adattamento agli effetti del cambiamento climatico”. E ancora una volta l’attenzione è portata sull’impegno chiesto alle singole nazioni, Cina compresa, perché “non è possibile risolvere il problema senza la piena partecipazione dei paesi in via di sviluppo”.