• Articolo , 26 settembre 2008
  • Prestigiacomo: contro CO2 servono misure efficaci e non costi insostenibili

  • Il ministro dell’ambiente spiega la decisione del Governo di discutere in sede europea per un sistema di misure e sanzioni equilibrato, bastato sul principio del “chi più inquina più paga”

“Le preoccupazioni italiane sul “costo” di Kyoto (l’attuale programma 2008-2012 e la prospettiva del nuovo programma 2013-2020) sono state lette da alcuni come la richiesta di una presunta “libertà di inquinare” o comunque come una presa di distanze dagli obiettivi di riduzione del gas-serra. Il problema è invece molto diverso ed andrebbe spiegato con chiarezza soprattutto a chi, in buona fede, ha a cuore le sorti dell’ambiente”. Così il ministro Stefania Prestigiacomo interviene sulla discussione in corso in questi giorni in merito all’impegno italiano richiesto dalla UE.
“Va detto innanzi tutto – spiega il ministro – ciò che gli addetti ai lavori ben sanno. Le misure dell’Europa per il clima da qui al 2020, seppure venissero approvate nella loro formulazione più restrittiva sarebbero pressoché ininfluenti riducendo il plafond di emissioni globale di circa il 2%, cioè all’incirca di quanto la Cina incide sull’incremento delle emissioni globali ogni anno”. “Ciò significa che l’impegno europeo rappresenta un lodevole segnale politico ma non modifica la situazione dell’effetto serra. Se si vuole davvero incidere in questo campo è necessario in primo luogo intervenire sulle economie di Usa e Cina e degli altri paesi “energivori” in via di rapido sviluppo come India, Brasile, Corea etc. Questa è la sfida reale per combattere i cambiamenti climatici globali: farne una sfida globale. Altrimenti, per usare una metafora abusata, l’Europa rischia il ruolo di chi pretende di svuotare il mare con un cucchiaino. Con il risultato di ritrovarci fra 12 anni con i gas serra aumentati esponenzialmente nell’atmosfera dopo aver pagato cifre insostenibili per la nostra economia (e quindi per i cittadini che le pagheranno indirettamente in termini di prezzi e costo della vita)”.
“Data questa realtà, – conclude – che invito chiunque a contestare, l’Italia si sta muovendo in due direzioni. La prima è quella di discutere in sede europea per un sistema di misure e sanzioni equilibrato, bastato sul principio del “chi più inquina più paga”, la seconda e quella di agire a livello internazionale (e l’occasione della presidenza del G8 nel 2009 è importantissima) perché impegno per il clima diventi davvero “globale” e sia assunto soprattutto da chi il clima lo minaccia di più”.