• Articolo , 7 ottobre 2009
  • Prestigiacomo-Grasso (DNA): insieme contro l’ecomafia

  • Grazie alla firma del protocollo d’intesa si rafforza la collaborazione volta alla lotta contro i crimini ambientali, con particolare attenzione all business dei rifiuti, in mano alla mafia da tempo

(Rinnovabili.it) – Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, ha firmato a palazzo Chigi un protocollo d’intesa con Pietro Grasso, procuratore generale della Direzione Nazionale Antimafia. “Il protocollo d’intesa stipulato oggi costituisce un primo importante passo per operare quel salto di qualità nella lotta al fenomeno che riteniamo necessario”, ha dichiarato la Prestigiacomo a seguito dell’incontro che segna il rafforzamento e il coordinamento delle attività investigative nella lotta alle ecomafie “verrà migliorato il coordinamento dell’attività d’indagine, attraverso uno scambio di informazioni tra ministero e Dna, con particolare riferimento alle ipotesi di reato”.
Grazie a questa collaborazione “le strutture investigative e giudiziarie avranno la possibilità di poter operare immediatamente per la repressione dei crimini, come quelli perpetrati a danno dell’ambiente, che sono tra i più gravi e destano un grande allarme sociale”.
Con questa intesa il “Gruppo operativo” creato per l’occasione e composto da 12 persone provenienti dal Dna, dal Corpo Forestale, dalla Polizia di Stato, con sede presso il ministero, invierà ogni tre mesi le informative di reato alla Direzione Antimafia, fatta eccezione per i casi urgenti che saranno comunicati tempestivamente. A sua volta il Dna si preoccuperà di tenere aggiornato il ministero sul corso dello svolgimento delle indagini.
“Occorre rafforzare la collaborazione tra le nostre istituzioni e contrastare sempre di più le organizzazioni mafiose che riteniamo abbiano puntato da tempo sul business dei rifiuti” – ha dichiarato il ministro – “il ciclo corretto dello smaltimento dei rifiuti non é una realtà, soprattutto in alcune aree del mezzogiorno, e noi riteniamo che questo sia stato impedito dall’azione delle organizzazioni criminali”. Per questo, conclude la Prestigiacomo, “é opportuno che lo Stato innalzi con ogni strumento possibile il livello di allerta”, utilizzando anche un sistema di telerilevamento e un sistema di monitoraggio del mare, per evitare che si commettano altri crimini ambientali.