• Articolo , 20 novembre 2009
  • Prestigiacomo: per le imprese nessuna ‘guerra delle emissioni’

  • Nuovi pronostici per lo sviluppo dell’economia secondo il Ministro dell’Ambiente che vede nel lavoro degli imprenditori la chiave-sfida per l’accesso ad una nuova realtà di progresso dove i vincoli ambientali non sono un ostacolo, bensì un aiuto concreto

(Rinnovabili.it) – Le dichiarazioni del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo hanno avuto modo di incontrarsi e confrontarsi con quelle del Presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, lungo il corso dell’ultima edizione del ‘Premio Arete’ dedicato alla comunicazione responsabile e durante la quale aveva già avuto modo, sempre in giornata, di trattare l’importante annessione di alcune aziende nel “Patto per l’Ambiente”:http://www.rinnovabili.it/altre-17-imprese-italiane-per-il-patto-dellambiente-701629. Il premio Arete ha lo scopo di concentrare l’attenzione su una tipologia di “azienda pubblica o privata che comunica in modo responsabile e contribuisce ad accrescere il proprio valore economico, rafforzando il rapporto con i portatori di interesse, e svolgendo un ruolo diretto nella formazione della coscienza collettiva per un futuro sostenibile”. La consegna del riconoscimento ha permesso alla Prestigiacomo di fare alcune precisazioni. Ha infatti sottolineato il fondamentale ruolo che gli imprenditori devono avere nella ricerca continua di sfide innovative capaci di sostenere “un modello di sviluppo” avanzato e proteso all’ambiente e non meramente una “battaglia di target delle emissioni”.
”L’impresa – ha detto la Prestigiacomo – non deve vivere i vincoli come un peso. L’ambiente è una sfida etica e le imprese devono invertire il rapporto con questi temi”. Poiché ”la partita che si sta giocando – ha aggiunto il ministro – è quella del modello di una crescita economica globale all’insegna della sostenibilità ambientale”, c’è l’estremo bisogno di ”investire di più perché questi temi entrino in testa agli imprenditori”. La Prestigiacomo poi, in risposta alle preoccupazioni espresse dalla Confindustria del Governo tedesco e italiano in seguito agli eventuali ‘oneri aggiuntivi’ che il fallimento delle trattative a Copenaghen costerebbero all’economia Europea, ha poi prontamente asserito che “l’attenzione e’ massima e abbiamo già affermato nelle sedi internazionali che l’Italia non vuole ripetere una situazione simile a quella verificatasi col Trattato di Kyoto quando alcuni Paesi hanno assunto impegni gravosi e vincolanti e altri hanno sottoscritto dichiarazioni politiche”. Il Ministro ha difatti ribadito che anche nel caso in cui ci fosse realmente il rischio di responsabilità e doveri ulteriori, questi, dovranno comunque essere condivisi in modo equo da tutti. Ha precisato poi che lo sforzo che l’Europa “ha sostenuto impegnandosi in maniera autonoma per un taglio delle emissioni del 20% e, in prospettiva, del 30%” deve poter continuare ad avere un seguito ed un riscontro in futuro solo attraverso “una assunzione di responsabilità” di tutti i Paesi “cominciando dagli Stati Uniti”.