• Articolo , 1 luglio 2008
  • Prestigiacomo: rinnovabili, non più un’opzione ma una necessità

  • Il ministro dell’Ambiente in audizione di fronte alla commissione Ambiente della Camera riferisce sulle linee programmatiche del suo dicastero. Energie alternative e risparmio energetico tra le priorità

È arrivato il momento per le fonti rinnovabili di passare da comparto di nicchia ad “una grande sfida del sistema paese in chiave di sviluppo energetico e industriale”. Ad affermarlo è il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, nel corso della sua audizione di fronte alla commissione Ambiente della Camera. Presentando le linee guida del suo dicastero il ministro ha sottolineato come le energie alternative siano ora più che mai “una necessità” e non più un’opzione, che deve essere accolta promuovendone l’uso e simultaneamente potenziando il comparto industriale e la produzione di materie prime che ne consentono lo sfruttamento. Una sfida che assume una rilevanza anche maggiore nel mezzogiorno, “dove – afferma la Prestigiacomo – un ruolo importante può essere svolto dalla nuova banca del sud e dalla sua funzione di promozione delle politiche industriali nelle regioni meridionali”. Secondo il ministro, l’ambiente è la più grande infrastruttura immateriale del Paese e le politiche di settore devono essere reinterpretate fuori dall’ottica dell’ambientalismo del no e dalla visione dell’ambiente come puro costo economico. Priorità anche al risparmio energetico nel comparto civile, in merito a cui la Prestigiacomo ha ricordato che il 40% dell’energia consumata ogni anno in Italia è destinata agli usi civili e il 30% di questa può essere risparmiata senza sacrifici. Ribadito il concetto che le quote di riduzione di gas serra assegnate all’Italia penalizzano l’economia del Paese, il ministro ha poi messo in luce le attività che potrebbero essere soggette ad una nuova tassazione ambientale. Ovvero quelle legate all’utilizzo intensivo del carbone, all’estrazione del petrolio, allo sfruttamento delle foreste, alla produzione degli oggetti usa e getta, alla produzione di automobili ad alta emissione di CO2. “È evidente che l’attuale trend dei prezzi dei prodotti petroliferi implica di per sé una ‘tassa di mercato’ per l’energia prodotta da combustibili fossili. Ma il sistema della tassazione ecologica potrà essere utilizzato in futuro elasticamente come strumento di governance della crisi”.