• Articolo , 13 luglio 2009
  • Produrre idrogeno dall’urina

  • L’elettrolisi cambia materia prima e grazie all’Ohio University trova nelle acque reflue cittadine una nuova fonte per la produzione dell’idrogeno

Si sposta ogni giorno il limite tra il possibile e l’incredibile e il lavoro condotto dai ricercatori dell’Ohio University ne è un fulgido esempio. Gli scienziati statunitensi hanno sviluppato una tecnica efficace per produrre idrogeno da uno dei rifiuti più abbondanti…le urine; un’impresa che se trasferita dal laboratorio al mercato di massa potrebbe non solo costituire un’opzione interessante dal punto di vista energetico ma anche un valido aiuto alle operazioni di pulizia delle acque reflue municipali.
La strada da percorrere rimane quella dell’elettrolisi, ma ad un costo minore rispetto a quella dell’acqua. Gerardine Botte, a capo del team, di ricerca, spiega che l’urea (CH4N2O), componente principale delle urine, possiede quattro atomi di idrogeno per molecola connessi attraverso legami più deboli rispetto a quelli presenti nella molecola d’acqua. Botte per il suo processo ha sviluppato un nuovo ed economico elettrodo a base di nichel, capace di ossidare l’urea selettivamente ed efficientemente. Alla cella viene applicato un voltaggio di 0.37V, di gran lunga inferiori all’1.23V necessario per spezzare la molecola di H2O, e l’urea viene assorbita a livello dell’anodo: qui la molecola si scinde, l’idrogeno puro migra verso il catodo mentre il carbonato di potassio (formatosi dalla CO2 rilasciata e l’idrossido di potassio) e l’azoto vengono raccolti al polo positivo.
I ricercatori sottolineano anche il fatto che la metodologia messa in atto permetterebbe un ulteriore vantaggio, rispetto a quello chiaramente energetico, legato allo smaltimento del rifiuto; i processi attualmente disponibili per rimuovere l’urina dalle acque di scolo, spiega Botte, sono costosi e inefficienti e questa tecnologia può facilmente essere riprodotta su scala per la generazione di idrogeno, mentre nel contempo pulisce le acque reflue. Tra i problemi ancora da risolvere la quantità di sale disciolta all’interno, inoltre l’urea viene trasformata in ammoniaca molto rapidamente dai batteri e ciò potrebbero limitare in parte la tecnica.