• Articolo , 26 marzo 2010
  • Progetto Gibe, l’altra voce

  • Riceviamo e volentieri pubblichiamo parte della nota stampa diffusa dalla Salini Costruttori SpA di risposta alle critiche diffuse in questi giorni in merito alla costruzione del progetto idroelettrico etiope

(Rinnovabili.it) – “La campagna contro la costruzione dell’impianto di Gibe in Etiopia è l’ennesima iniziativa priva di fondamento tecnico e scientifico.
Siamo di fronte ad un’azione irresponsabile, condotta con affermazioni critiche fondate su macroscopici errori di fatto e per lo più frutto di elementari errori aritmetici e tecnici. Affermazioni già valutate e smentite nelle sedi internazionali più autorevoli, come la Bei e la Banca per lo Sviluppo Africana ADB.
Basti qui citare la presunta diminuzione del livello del lago Turkana che a causa del progetto avrebbe, secondo le organizzazioni critiche, un calo di 12 metri con effetti dichiarati disastrosi; in realtà il paventato calo è inesistente ed è solo frutto di un grossolano errore […] nel calcolo del volume dell’invaso della diga”.

E per tale motivo la Salini Costruttori “ritiene doveroso precisare che:

* gli interventi del sistema Gibe sulla vita delle popolazioni locali, sugli usi agroalimentari del suolo e sulla biodiversità sono stati oggetto di valutazioni imparziali e accurate che non hanno identificato impatti negativi, sottolineando anzi le positività per la popolazione e per il territorio, specie sotto il profilo della salute;

* anche la pesca, attività praticata nella regione, trarrà vantaggio dall’invaso e dalla creazione di un ambiente compatibile perfino con lo sviluppo di attività continuative di piscicoltura;

* l’alimentazione del lago Turkana non sarà diminuita, ma anzi potrà avvantaggiarsi della minori perdite di portata del fiume, oggi notevoli per l’evaporazione dai terreni periodicamente inondati da piene incontrollate, pericolose e distruttive;

* [..] sarà possibile garantire tanta energia rinnovabile e pulita quanta ne potrebbero produrre due centrali nucleari di media grandezza e con questa consentire lo sviluppo sostenibile di una delle aree più depresse del pianeta”.