• Articolo , 1 ottobre 2008
  • Progetto MAMBO: MicroAlghe, Materia prima per BioOlio

  • Assocostieri-Unione Produttori Biodiesel ha illustrato oggi dalla Nuova Fiera di Roma un’iniziativa rivolta allo studio delle colture massive di microalghe da impiegare nella produzione di biodiesel

Assocostieri-Unione Produttori Biodiesel (UPB), ha presentato oggi, all’interno della manifestazione Zeroemission Rome 2008, un’importante iniziativa rivolta alla sostenibilità ambientale, economica e sociale del biodiesel. Si tratta del “Progetto MAMBO” (MicroAlghe: Materia prima per BioOlio), il cui obiettivo è studiare le colture massive di microalghe da impiegare nella produzione di biodiesel. “La crescita del prezzo degli oli, il concetto di sostenibilità sempre più diffuso e la concorrenza ai produttori di biodiesel dai paesi emergenti, ci hanno spinto a promuovere tra i nostri associati il progetto per lo studio di un biodiesel di seconda generazione ottenuto da microalghe”, ha spiegato Pier Giuseppe Polla, Vice Presidente UPB. “La finalità di questa iniziativa è da una parte sostituire/integrare la materia prima oggi utilizzata con altra non in competizione con coltivazioni alimentari e, dall’altra, anticipare il raggiungimento degli obiettivi previsti al 2020 dalle nuove regole sui biocarburanti in discussione a livello comunitario”.
Le microalghe, infatti, presentano importanti caratteristiche: sono in grado di realizzare il processo di fotosintesi con un’efficienza di conversione dell’energia solare nettamente superiore rispetto alle materie prime tradizionali (colza, soia, olio di palma, ecc.) e sono caratterizzate da un alto contenuto di lipidi (fino al 60% della biomassa) utilizzabili come biocarburante. La combinazione di questi fattori garantisce un’elevata produttività bioenergetica. Mentre un ettaro coltivato a girasole o colza può produrre dalle 0,7–1 ton/anno di olio vegetale puro, un ettaro coltivato massivamente a microalghe con fotobioreattori può produrre dalle 10 alle 20 ton/anno di olio vegetale puro. “I risultati attesi sono molto ambiziosi e mirano alla dimostrazione di un processo di produzione di bioenergia sostenibile dal lato tecnologico, ambientale ed economico”, ha continuato Pier Giuseppe Polla. “Pur se con premesse incoraggianti, dovute alle caratteristiche delle microalghe, ci sono però ancora numerosi aspetti da superare per sviluppare coltivazioni massive all’aperto tali da garantire il definitivo successo della produzione a fini energetici”.La ricerca si avvarrà della collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, Stazione Sperimentale per le Industrie degli Oli e dei Grassi (SSOG) di Milano, con l’apporto delle competenze dei singoli produttori di biodiesel e si articolerà attraverso un’analisi preliminare della scelta progettuale e della stima tecnico-economica che si aggirerà intorno ai 10 milioni di euro.