• Articolo , 21 maggio 2010
  • Progetto negozio sostenibile

  • Il questionario proposto da ecodialogando nell’ambito del progetto negozio sostenibile, promosso da ASgenda 21 del Vimercatese che comprende 17 Comuni dell’area, ha avuto l’obiettivo di verificare ed analizzare lo stato di fatto del livello di sostenibilità bio-ecologica degli esercizi commerciali e, soprattutto, di individuare l’attenzione degli esercenti rispetto al tema. I risultati si basano sull’analisi […]

Il questionario proposto da ecodialogando nell’ambito del progetto negozio sostenibile, promosso da ASgenda 21 del Vimercatese che comprende 17 Comuni dell’area, ha avuto l’obiettivo di verificare ed analizzare lo stato di fatto del livello di sostenibilità bio-ecologica degli esercizi commerciali e, soprattutto, di individuare l’attenzione degli esercenti rispetto al tema.

I risultati si basano sull’analisi di risposte fornite dagli esercenti commerciali di diversi Comuni e presentano aspetti decisamente positivi ed incoraggianti.

Il fatto che l’attività commerciale possa trasmettere principi ecologici e diventare quindi strumento di divulgazione è recepito da quasi tutti (solo il 12,5 % la pensa diversamente), mentre cambia la percentuale che ha già in qualche modo messo in pratica questi principi: circa la metà afferma di avere già improntato l’attività su principi ecologici e di puntare anche su prodotti sostenibili, mentre l’altra metà si divide equamente fra chi è comunque motivato a migliorare e chi invece non ha intenzione di aprirsi al tema.

Riguardo ai clienti è interessante notare che oltre la metà esercenti riscontra in loro un’attenzione alle caratteristiche bio-ecologiche dei prodotti e ritiene che potenzialmente sono ricettivi al tema.

Gli esercenti dichiarano inoltre di essere mediamente informati sulle tematiche ecologiche della loro attività, anche se quasi il 75% di loro vorrebbe comunque ampliare tali conoscenze e la stessa percentuale è anche consapevole che un loro miglioramento potrebbe favorire la propria attività.

Riguardo alle pratiche ecologiche, solo metà degli intervistati propone sacchetti/shopper ecologici, mentre una percentuale superiore utilizza lampade a risparmio energetico e quasi il 75% vorrebbe migliorare le caratteristiche bio-ecologiche del loro spazio di lavoro.

Infine, riguardo alla collaborazione con gli enti istituzionali e la pubblica amministrazione, circa la metà degli intervistati pensa sia utile collaborare per singole iniziative, e ad un altro 25% piacerebbe ci fossero maggiori interazioni; indicativamente le stesse percentuali si ripropongono sulla possibilità di avere un referente pubblico per migliorare la sostenibilità della propria attività e sull’utilità di una targa/vetrofania per la riconoscibilità dei negozi sostenibili.

Leggendo i dati possiamo quindi riassumere che circa la metà degli esercenti hanno già intrapreso un percorso per rendere maggiormente sostenibile la loro attività, hanno la consapevolezza che il mercato del bio-ecologico sia in crescita e che ormai anche il pubblico è più attento ed infine che l’ente pubblico possa essere il referente in questo processo; dei restanti circa la metà non ha volontà di approcciarsi alla materia, mentre all’altra metà piacerebbe iniziare il percorso.

Possiamo quindi concludere che i tempi per il progetto negozio sostenibile siano maturi e che lo stesso possa offrire strumenti di crescita e riconoscibilità a chi ritiene di avere già un sufficiente livello di sostenibilità ed al contempo indicare la strada per iniziare il percorso a chi invece non ha ancora portato innovazioni sostenibili al proprio esercizio commerciale. Non da ultimo la proposta culturale e metodologica del progetto negozio si indirizza anche a quel 25% di esercenti che ha risposto negativamente all’approccio sostenibile, in qualità di percorso critico e dialettico in grado di proporre strumenti e modalità per ripensare il proprio modo di fare commercio.