• Articolo , 10 marzo 2009
  • Proposta Cgil-Legambiente: 1 mld l’anno contro la crisi

  • La strada per uscire dalla crisi è quella di ripensare il modello di sviluppo, centrando le risorse nelle energie rinnovabili, la lotta al cambiamento climatico e la costruzione di un modelli eco-compatibile di società

Le ricetta che Legambiente e Cgil propongono per combattere dalla crisi, viene oggi presentata Roma. Entrambe nella convinzione che vada data una risposta forte alla crisi in termini di cambiamento e innovazione sia dal Governo, che dalle imprese, dai lavoratori e anche dalle famiglie. “Contro la crisi: per combattere la recessione, creare lavoro, vincere la sfida climatica”, questo il tema dell’incontro promosso per evidenziare come la grave crisi economica si possa superare con la ricerca di una nuova coesione sociale, di un progetto condiviso. E
CGIL e Legambiente progettano infatti un piano organico per aiutare l’economia e combattere l’occupazione, mediante le politiche ambientali, l’innovazione e un rilancio del sistema Italia, basato su proposte, interventi, suggerimenti, approfondimenti
Presenti tra gli altri Paola Agnello Modica, Segretario Confederale CGIL, Rossella Muroni e Vittorio Cogliati Dezza, rispettivamente Direttore Generale e Presidente Nazionale di Legambiente e infine Gugliemo Epifani che concluderà l’incontro.
Per l’occasione Cogliati Dezza ha dichiarato:
“Innovazione, efficienza, qualità ambientale. Queste le parole chiave della ricetta per uscire dalla crisi che insieme alla Cgil vogliamo proporre ai cittadini e al mondo delle imprese. Una ricetta immediatamente realizzabile, capace di movimentare da subito l’economia e il settore occupazionale, avviando l’Italia verso quel green new deal che sta caratterizzando le politiche dei principali governi mondiali e che il Governo Berlusconi sta ostacolando, col rischio tangibile di relegare il nostro Paese nella posizione di fanalino di coda della sfida globale in corso.
Da Obama alla Cina ai governi europei, tutte le grandi economie mondiali stanno investendo cospicue somme del budget stanziato contro la crisi, quindi centinaia di miliardi di denaro pubblico, in programmi destinati a promuovere l’energia verde, le tecnologie pulite, l’efficienza energetica.
In Europa, Francia e Germania investono rispettivamente il 20% dei 34 miliardi del pacchetto anticrisi francese e il 13% di quello tedesco, per interventi mirati nei settori dell’alta efficienza energetica. L’Italia invece arretra, destinando ai settori della modernità solo l’1% del budget anticrisi e continuando a proporre soluzioni dannose come il recente piano per l’edilizia, che prevede addirittura deroghe ai piani regolatori, la sostituzione del permesso di costruire con l’autocertificazione, la riduzione delle sanzioni sugli abusi, con rischio concreto di svilire e snaturare le fisionomie di paesi e città attraverso l’aumento delle seconde case e le demolizioni incontrollate. Per noi, proprio l’edilizia può essere uno dei settori cardine dello sviluppo economico e occupazionale ma può esserlo solo in chiave moderna, volta a creare nuove eccellenze professionali nel campo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili, cogliendo così in pieno le sfide dell’innovazione, per la quale, bisogna investire in istruzione e formazione, per poter dare ai giovani gli strumenti necessari per il futuro.
Per avviare questo processo virtuoso bisogna però partire da una inversione delle priorità da parte del Governo e delle Regioni rispetto all’uso delle risorse, selezionando quelle misure che più e meglio di altre possono produrre benefici immediati e diffusi.
Bisogna poi rilanciare una lotta spietata all’economia criminale, che nel solo 2007 ha fatturato circa 18,4 miliardi (rapporto Ecomafia di Legambiente 2008), e all’evasione fiscale, che contribuiscono ad impoverire e i mercati legali. Un’altra linea d’azione riguarda la pubblica amministrazione, dove è possibile realizzare grandi risparmi intervenendo nella qualificazione della spesa. La lotta agli sprechi poi, deve riguardare tutto il Paese, affinché le passività siano recuperate e reinvestite a beneficio di tutti. Con queste azioni, noi riteniamo possibile mettere in moto non meno di 15 miliardi annui di risorse aggiuntive a quelle già programmate (sia nazionali che europee) corrispondenti a circa l’1% del PIL”.