• Articolo , 4 aprile 2007
  • Quali pericoli corre il fotovoltaico in Italia?

  • Spagnolo Lancia Il CFQU: Un nuovo strumento per garantire certezza e qualità sul discusso tema dell’integrazione fotovoltaica nelle città

“Lo sviluppo del fotovoltaico nel nostro Paese paradossalmente può presentare più pericoli che opportunità”. Questo è la provocatoria dichiarazione rilasciata ieri dal nostro direttore, Mauro Spagnolo, in occasione del Convegno NextEnergy tenutosi a Roma.
La storia non è nuova e si è sempre verificata ogni volta che un’innovazione tecnologica si è trovata ad interagire con presistenze urbane, infrastrutture, specifiche condizioni paesaggistiche.
E anche questa volta si corre il rischio di interventi che possano indiscriminatamente sbilanciare l’equilibrio che deve esistere tra l’innovazione e l’ambiente in cui si opera.
Nel corso del proprio intervento, “Il fotovoltaico come strumento di riqualificazione urbana”, infatti, Spagnolo ha evidenziato come, a fronte di un’indubbia e tanto auspicata diffusione di questa tecnologia nelle applicazioni edilizie ed urbane, esista il notevole rischio di un indiscriminata applicazione senza regole certe che stabiliscano, in termini di qualità urbana, i vincoli sul linguaggio architettonico.
La storia dunque si ripete.
Il concetto di integrazione architettonica, infatti, è contemplato ormai in quasi tutti i Decreti legge nazionali, regionali e nei Regolamenti Edilizi Comunali con relativi incentivi economici e premi in cubature. Ma in nessuno di queste normative esistono “indicazioni certe” e indiscutibili, una linea di confine a prova di polemiche e “furbetti”.
Questa volta il rischio è costituito, a fronte di una salutare limitazione della quota di gas climalteranti, dalla possibilità di fare il pieno di ulteriori brutture per le nostre città, rischiando di potenziare, ancora una volta, gli elementi di “discontinuità urbana”.
Ma non si è trattato solo di polemica, infatti alla severa critica è seguita una proposta.
Spagnolo ha annunciato la possibilità di ricorrere ad un strumento per risolvere questi problemi: il CFQU (Coefficiente Fotovoltaico di Qualità Urbana). Si tratta di un coefficiente numerico definibile attraverso una metodica comparativa dei numerosi parametri che concorrono a determinare il livello di integrazione architettonica del fotovoltaico.
Tale metodica, nata dalla ricerca svolta da decenni sul fronte progettuale e, più recentemente su quello universitario, costituisce uno strumento che può essere messo a disposizione delle necessità dell’Amministrazione Pubblica, con la specifica caratteristica di potersi adattare alle sue diverse esigenze. E tutto questo attraverso un’approfondita analisi dei differenti contesti e di tutti quei parametri che insieme determinano il grado di integrazione urbanistica del fotovoltaico.
Un percorso possibile per regalare alle future generazioni, oltre ad un’aria più pulita, città più vivibili.