• Articolo Napoli, 18 aprile 2011
  • Quando il calore diventa fresco

  • A Napoli, il convegno sul solar cooling organizzato da ISES ITALIA

Una tecnologia utilizzata ormai da oltre un secolo, pronta ad affermarsi a livello economico e destinata ad avere nei prossimi anni buone prospettive di sviluppo nel mercato, alla luce anche degli impegni nazionali assunti dall’Italia in sede europea. Stiamo parlando del solar cooling, settore di cui si è discusso durante il convegno “Solar cooling: il calore diventa fresco” organizzato da ISES ITALIA a Napoli nell’ambito di EnergyMed, al quale hanno preso parte esponenti del mondo istituzionale, accademico e industriale. Il convegno ha voluto non solo definire a che punti si trovi oggi la tecnologia, ma anche capire in che modo il mercato sta rispondendo alla crescita delle applicazioni residenziali e quale sia il supporto fornito dall’attuale normativa italiana.

 

Nonostante si tratti di sistemi ben datati (le prime applicazioni domestiche con macchina a compressore chimico comparvero agli inizi del 900), il solar cooling sembra oggi aprirsi a nuovi orizzonti applicativi, capaci di coniugare la riduzione dei consumi di energia elettrica e il benessere abitativo durante i mesi estivi. Lo spostamento di calore da una sorgente fredda a una più calda è una passaggio innaturale che, per avvenire, sfrutta un’energia elettrica o meccanica, quella normalmente utilizzata nelle pompe di calore. Quando invece l’energia chiamata in causa è quella termica, ecco che allora si può parlare di solar cooling. Il principio è semplice: utilizzare calore per sottrarre calore. La stessa fonte di calore, infatti, può soddisfare sia le esigenze di riscaldamento che quelle di raffrescamento di un ambiente. E non è cosa da poco se pensiamo ai picchi che può toccare il consumo di energia elettrica soprattutto durante l’estate.

 

Mentre per il riscaldamento è recente l’uso di aria calda – ha detto il Consigliere di ISES ITALIA Luca Rubini nella sua relazione – per il raffrescamento l’uso di aria fredda è stato, dall’inizio, pressoché l’unico sistema adottato”. Affidare il calore o il “freddo” all’aria, ha spiegato Rubini, implica la necessità di trattenere calore con chiusure ermetiche dell’ambiente a causa della poca persistenza e comporta scambi convettivi che contrastano con quelli, più importanti, radiativi, con conseguenti squilibri percettivi e malesseri fisici. “Il sistema di raffrescamento radiante a pavimento – ha aggiunto – permette di ottenere un clima a misura d’uomo, creando una sensazione simile a quando in estate si scende in cantina dove le pareti hanno una temperatura inferiore a quella esterna”. In pratica, mandando nei pavimenti radianti acqua a una temperatura tra i 15 e i 18°C in funzione dell’umidità relativa, si arriva a raffreddare i pavimenti a circa 19-20°C. In questo modo con una temperatura esterna di 37-38°C si riduce la temperatura interna dai 32-33°C a circa 24-25°C con notevole comfort e senza getti d’aria che producono una sensazione di fresco forzato e un fastidioso rumore di fondo.

 

A concorrere con il solar cooling, troviamo i sistemi geotermici, anche se quelli con sonde orizzontali necessitano di ampie superfici, la cui disponibilità deve essere valutata nelle possibili installazioni, mentre i sistemi a sonde verticali, nonostante richiedano una superficie minore, hanno un costo elevato. Il raffrescamento mediante il solar cooling è oggi una delle applicazioni più promettenti per il solare termico. Oltre a utilizzare una fonte di energia pulita, il Sole, si tratta di una tecnologia che possiede molti vantaggi, tra cui la coincidenza tra la disponibilità massima di energia e il momento di massima richiesta (radiazione solare al suo massimo e giornate più lunghe), la capacità di fornire condizionamento in estate e acqua calda in inverno, e l’elevata sostenibilità ambientale, dovuta non solo ai fluidi di lavoro utilizzati (acqua e soluzioni saline, che non producono emissioni di CO2), ma anche al fatto che non emette gas serra nocivi, come i tradizionali condizionatori.

 

Perché si parla di mercato potenziale del solar cooling, l’ha spiegato ai presenti G.B. Zorzoli, Presidente di ISES ITALIA. Alle potenzialità che effettivamente esistono per il futuro del solar cooling, si aggiungono gli obiettivi che il Governo ha assunto con il Piano di Azione Nazionale (PAN). La domanda di energia da condizionamento estivo nell’UE a 15 crescerà al 2020 oltre i 100.000 GWh. Di questa crescita, il 25% è attribuibile all’Italia: un quarto dell’Europa a 15. Nel nostro Paese la percentuale relativa alla climatizzazione è di gran lunga la più elevata di tutte nei consumi domestici. Nonostante il PAN sia particolarmente sfidante sul piano del calore (esso prevede, infatti, grande ricorso alla biomassa, alle pompe di calore e al solare termico, e quindi anche al solar cooling), la necessità di rispettare gli obiettivi previsti implica un maggiore sforzo nell’efficienza energetica.

 

Affrontando il discorso sul piano normativo, Zorzoli chiama in causa il Decreto Romani, ricordando che “nonostante esso tratti bene la parte termica e quindi non sia suscettibile di modifiche di principio, è pur sempre un decreto matrioska che fissa delle cornici rinviando a successivi decreti attuativi la sostanza”. Tuttavia, il Decreto riequilibra la generazione termica da rinnovabili con quella elettrica: per le piccole applicazioni termiche, infatti, si prevede un equivalente del conto energia, quindi una tariffa incentivante che verrà caricata sulla bolletta del gas per 5 anni. “Cosa che – ha aggiunto Zorzoli – modifica radicalmente il sistema attuale e offre una certezza che prima mancava”. Un altro margine di sviluppo che il Decreto offre al solar cooling riguarda l’obbligo di una copertura di calore proveniente da fonti rinnovabili per gli edifici di nuova costruzione o per quelli investiti da significativa ristrutturazione. Grande importanza, poi, viene data all’informazione e alla formazione, che saranno portate avanti con programmi informativi e istruzione ad hoc.

 

In finale, una riflessione su come il raffrescamento sia trasversale rispetto alla ricchezza di un Paese. Dove le temperature sono elevate è prioritario raffrescarsi: a Nuova Delhi, per esempio, ci sono tantissimi condizionatori. Ciò lascia prevedere un incremento delle applicazioni legate al solare termico, e quindi al solar cooling, anche nei Paesi in Via di Sviluppo. Ma nonostante una crescente diffusione, questa tecnologia così innovativa necessita ancora di strumenti adeguati per potersi affermare e di un supporto politico ed economico che ne promuova una sua diffusione sia a livello nazionale che in ambito comunitario. Ecco perché è necessario fare cultura e far circolare le informazioni.