• Articolo , 19 luglio 2011
  • Quando la benzina verde minaccia clima e ambiente

  • Biodiesel buoni e biodiesel cattivi, la differenza messa in luce nelle pagine del nuovo rapporto ambientalista “Metti (l’estinzione di) una tigre nel tuo motore”

(Rinnovabili.it) – Che cosa finisce nel nostro diesel? Se l’è chiesto Greenpeace alla vigilia di una nuova indagine svolta per valutare l’effettivo impatto che i biocombustibili hanno su clima e ambiente. In attesa che Bruxelles aggiorni il proprio rapporto sulla sostenibilità delle benzine verdi, l’associazione ambientalista ci porta diritto dentro l’industria europea dei biofuel attraverso la raccolta di 92 campioni di diesel nelle stazioni di servizio delle principali compagnie (Esso, Agip, Shell, ecc) in nove Stati membri. Inviati ad un laboratorio tedesco specializzato nelle analisi dei carburanti i “prelievi” raccolto hanno rivelato che *il diesel europeo viene regolarmente miscelato con i biocarburanti più dannosi*, ovvero provenienti da piantagioni industriali di colza, soia e olio di palma associati ad altissimi livelli di emissioni di gas serra a causa del _cambio indiretto dell’uso dei suoli_ . Valutazioni ufficiali dell’Unione Europea confermano infatti che la produzione di biofuel da queste colture accelera la deforestazione rendendoli, scrive Greenpeace, “più dannosi per il clima dei combustibili fossili”.
Lo stesso “studio”:http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2011/foreste/Report-biodiesel%20def.pdf ha previsto che l’utilizzo di questi combustibili di prima generazione è destinato ad aumentare del 170% al 2020 rispetto ai consumi del 2008, toccando quota 27,3 Mtoe per raggiungere l’8,8% di riduzioni delle emissioni. La percentuale di biodiesel riscontrata nei campioni prelevati si assesta su un valore medio tra 5,5% e 7% nella maggior parte dei casi, con quote più alte per l’Austria e più basse per la Danimarca. Per l’Italia la media dei campioni si aggira intorno al 5,8%. In termini di materie prime, le analisi mostrano che la colza è la specie oleaginosa più sfruttata eccetto che in Olanda e in Italia dove sono invece state riscontrate percentuali più alte di oli esausti come l’olio per friggere. La soia è stata ritrovata nei campioni di sei paesi ed in Francia raggiunge la percentuale del 38% della frazione di biodiesel analizzato.

In tal senso Greenpeace propone l’introduzione di normative vincolanti per *aumentare l’efficienza dei motori* e ridurre l’uso di ogni tipo di carburante, inclusi i biocarburanti, assieme ad u*na legislazione che obblighi i produttori di energia a calcolare le emissioni dei biocarburanti* includendo quelle derivanti dal cambio d’uso dei suoli indiretto; infine consiglia che per il raggiungimento degli obiettivi di abbattimento delle emissioni stabiliti nei Piani Energetici degli Stati membri vengano tenuti in considerazione solo quei biofuel capaci di dimostrare una riduzione delle emissioni rispetto i combustibili fossili.