• Articolo , 2 maggio 2011
  • Quando riciclare fa tendenza

  • La gestione dei rifiuti è ormai considerata la spina nel fianco di numerose città, a causa di un’eccessiva crescita dei consumi e di un’urbanizzazione a dir poco sconsiderata. Associazioni e Autorità pubbliche stanno quindi cercando di porre rimedio a tale problematica facendo leva sulla responsabilità sociale di cittadini e produttori, nell’intento di intensificare la percentuale […]

La gestione dei rifiuti è ormai considerata la spina nel fianco di numerose città, a causa di un’eccessiva crescita dei consumi e di un’urbanizzazione a dir poco sconsiderata. Associazioni e Autorità pubbliche stanno quindi cercando di porre rimedio a tale problematica facendo leva sulla responsabilità sociale di cittadini e produttori, nell’intento di intensificare la percentuale dei rifiuti recuperati, della raccolta differenziata e della prevenzione dei rifiuti, altrimenti detta prevenzione ecoefficiente, prevista all’interno della Direttiva Rifiuti 2008/98/CE, ancora in fase di recepimento nel nostro paese. Il riuso e il recupero dei materiali di scarto dovrebbe quindi entrare a far parte delle nostre abitudini quotidiane, per assicurare un mondo più pulito alle generazioni future. E se proprio il consumismo fosse una delle soluzioni al problema? Quello che può sembrare a prima vista un paradosso è in alcuni casi già realtà. Attualmente esistono diverse aziende che hanno fatto del reimpiego dei materiali di scarto il loro punto di forza. E non stiamo parlando del riuso della carta per produrre altra carta, ma di un genere di riciclaggio molto più creativo, che reimpiega i materiali destinati alla discarica per dar vita a nuovi accessori moda come scarpe, borse e capi d’abbigliamento.

Perfettamente in linea con il principio della conservazione della massa, _“Nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”,_ oggi è possibile creare una nuova tendenza trasformando un prodotto apparentemente a fine ciclo di vita, realizzare una borsa dalle carte di caramelle e sacchetti di patatine o produrre delle scarpe da vecchie bottigliette d’acqua. Dal 2004 *Ecoist*, azienda a conduzione familiare con sede a Miami, in Florida, ha fatto del riciclo il proprio business. Ispirata dall’attività di artigiani messicani da 7 anni Ecoist collabora con marchi di multinazionali come Coca-Cola, Disney, Frito-Lay, Marte, Cliff Bar e Aveda, per riproporre tutti i loro rifiuti post-industriali sottoforma di borse in edizione limitata e altri accessori moda. Utilizzando i rifiuti come materie prime, le borse Ecoist sono al 100% realizzate con carte di caramelle, contenitori di prodotti alimentari, etichette di bevande, mappe della metropolitana, giornali e altri materiali di scarto.

Anche in Italia esistono realtà imprenditoriali che hanno fatto del riciclaggio la propria filosofia di business. E’ il caso di *Momaboma*, anch’essa azienda designer di borse e accessori, che crea Stamps Bags a partire da riviste degli anni 40′, 50′ e 60′, senza disdegnare altri materiali come pelli derivate da vecchi complementi d’arredo, figurine e k-way, altrimenti destinati alla discarica. E se le borse sono un articolo prettamente di interesse femminile, anche gli uomini potranno a breve entrare nel mondo dello shopping sostenibile grazie alla commercializzazione di una sneaker al 100% biodegradabile, le *OAT Shoes*, nate dall’ingegno dei suoi creatori olandesi, sono realizzate con materiali riciclabili come canapa, mais, cotone, candeggina senza cloro e plastica biodegradabile, e si possono letteralmente piantare nel giardino di casa nostra e aspettare che dalla scarpa nasca un alberello, grazie alla presenza di semi nella linguetta.
“Il futuro della moda dipende dalla riconciliazione tra natura e industria. Le OAT Shoes portano avanti questo impegno verso il futuro”. Ecco uno dei motti di Christiaan Maats e Dirk-Jan Oudshoorn, ideatori delle sneakers green. E per gli appassionati della moda è ampia la scelta per vestire sostenibile. In occasione della settimana della moda e delle arti, che si svolgerà a Toronto a partire dal 27 aprile prossimo, con l’Alternative Fashion Week la capitale canadese si trasformerà in un’ampia vetrina della moda ambientalmente responsabile. Tra i vari nomi presenti alla kermesse *Kalì Clothing* che dal 2006 crea abiti per uomini e donne con tessuti sostenibili come il cotone biologico, poliestere riciclato e tessuti d’epoca. Per il 2011 la nuova collezione di Kalì è stata realizzata utilizzando il _Lyocell,_ una fibra del tutto naturale derivante dalla lavorazione della pasta di cellulosa dell’albero di eucalipto, mediante un processo a ciclo chiuso che utilizza un solvente atossico recuperato e riciclato per il 99%.

Tra le marche di abbigliamento eco-sostenibili troviamo anche *Ecozuzu*, un marchio eco-hip californiano, che crea abiti per uomo e donna, e recentemente anche per bambini, utilizzando oltre al cotone organico anche materiali riciclati come contenitori per alimenti usa e getta, bottiglie per acqua e bibite, realizzati impiegando coloranti a basso impatto ambientale, in un contesto di filiera produttiva eticamente responsabile. Ridurre la nostra impronta biologica è quindi oggi possibile grazie a tutta una serie di azioni e abitudini quotidiane come il vestirsi, ma anche nei momenti di svago o di lavoro, a tal proposito la *Valigeria Roncato* propone una linea di valigie, borse e cartelle, al 100% riciclabili, realizzati con un ridotto utilizzo di materie prime, il minor dispendio energetico e una conseguente riduzione di rifiuti. Secondo dati forniti dal Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI), nel 2008 la quantità di rifiuti da imballaggio avviata a recupero ha superato gli 8 milioni di tonnellate, equivalente a circa il 68,5% dell’immesso al consumo. A dimostrazione che ridurre i rifiuti che produciamo rappresenta una strada percorribile per piccoli e grandi produttori, ma anche per cittadini e pubbliche amministrazioni.