• Articolo , 6 marzo 2009
  • Quanti e quali no all’ipotesi nucleare?

  • Una sintetica panoramica dell’opposizione delle istituzioni locali italiane al progetto di ripartenza dell’installazione di centrali nucleari, dopo l’accordo tra Berlusconi e Sarkozy per almeno quattro installazione sul territorio italiano

L’annuncio dell’accordo italia Francia sulla costruzione delle prossime centrali nucleari ha messo in subbuglio non solo il mondo degli ambientalisti e i più convinti anti-nuclearisti, ma ha suscitato un dibattittìo tra la gente e soprattutto ha provocato la realzioni delle istituzioni locali, comuni, provincie e regioni: un nutrito no alle centrali nucleari. Alcune volte è un “no” antinuclearista, altre volte è un “sì”, ma assolutamente “no in casa mia”, altre volte ancora è un “no poltico”. Abbiamo voluto fare una breve rassegna delle reazioni negative all’installazione delle centrali nucleari, scegliendo le posizioni più significative e determinate dei vari amministratori locali.

*Latina* – Netto il «no» delle Commissioni Ambiente di Provincia e Comune, che si sono riunite nelle rispettive sedi ieri mattina, alla costruzione della centrale nucleare sul territorio di Latina. Pur rimandando l’approvazione di documenti ufficiali alle prossime sedute, maggioranza ed opposizione, con qualche piccola eccezione, hanno manifestato la propria intenzione di non rinnovare la scelta del nucleare per la nostra provincia. “Abbiamo una forte vocazione agricola e turistica – afferma Massimo Magliozzi, presidente della Commissione Ambiente della Provincia – che vogliamo portare avanti. Siamo contrari ad una nuova centrale sul nostro territorio, che per quanto ci riguarda, ha già dato”.

*Fossano (CN)* – Varie voci hanno indicato Fossano adatto ad accogliere nel suo territorio centrali nucleari. “E’ una voce che ci preoccupa – dichiara il sindaco di Fossano Francesco Balocco – e a cui intendiamo replicare con forza, senza attendere che si diradino le nubi, ancora molto fitte, sulle decisioni del Governo e sulle modalità che intende seguire per individuare i territori prescelti. Non è nostro compito entrare nel dibattito pro o contro l’energia nucleare. Ci preme sin d’ora, tuttavia, annunciare in modo chiaro e irrevocabile la nostra assoluta indisponibilità ad ospitare una centrale nucleare. Per due ragioni principalmente. In primo luogo perché Fossano – così come tutto il Piemonte – è troppo vicino, in linea d’aria, al reattore francese Super Phenix, che peraltro ha avuto una vita costellata di malfunzionamenti e di incidenti. In buona sostanza, abbiamo già dato: non è proprio il caso di costruire una seconda centrale raddoppiando i rischi per le nostre popolazioni. In secondo luogo perché la provincia di Cuneo non può tollerare – a pena di snaturare la propria identità – una presenza tanto ingombrante, che avrebbe il duplice effetto di compromettere l’immagine della nostra terra, nuocendo in modo irresponsabile sia alle produzioni agricole che alla promozione turistica, ovvero due tra i punti di forza che ci vengono unanimemente riconosciuti”.

*Piemonte* – La presidente Bresso ha sottolineato che “non è possibile costruire centrali nucleari in Piemonte, in quanto non esistono più le condizioni allora ritenute vincolanti: per esempio, la valutazione di impatto ambientale di allora parlava già di insufficienti risorse idriche per il sito di Leri Cavour, problemi ingigantiti della mutazione delle precipitazioni avvenuta negli ultimi vent’anni”.

*Sardegna* – Cappellacci, neo-presidente della regione, ha compiuto il primo atto politico del suo programma, che è un chiaro no all’installazione di una centrale nucleare nell’isola.”Il motivo non è ideologico – Cappellacci ha infatti chiarito di non essere pregiudizialmente contrario al nucleare – ma etico. Il Pdl ha infatti stipulato un patto elettorale con il Partito Sardo d’Azione che stabiliva di non dare l’assenso alla realizzazione di centrali in Sardegna. Nero su bianco. E un patto non si contraddice”.

*Molise* – Il consiglio regionale del Molise si oppone all’ipotesi di una centrale nucleare a Termoli (Campobasso). Stando ad autorevoli indiscrezioni, infatti, una delle quattro centrali nucleari che dovrebbero sorgere nel Paese, potrebbe essere impiantata nella cittadina adriatica molisana.
In un documento ufficiale la massima assemblea della Regione ha però espresso “un fermo diniego a localizzare la centrale sul territorio molisano”. Per questo il parlamentino molisano ha impegnato il presidente della giunta regionale “a trasmettere formalmente il presente motivato deliberato consiliare alla presidenza del Consiglio dei ministri, al ministro dell’Ambiente, al ministro delle Attività produttive e alle competenti commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica”.

*Puglia* – La Puglia oggi dirà il suo no alle centrali nucleari, motivato dal punto di vista economico e scientifico, approvando l’ordine del giorno del presidente Maniglio. Dei problemi energetici del Nord del Paese, la Puglia si è già fatta abbondantemente carico. Quindi di nucleare e di atomico ci sono solo le balle e le bugie agli italiani che la maggioranza berlusconiana di centrodestra continua a propinare. In assoluta colleganza con la minoranza pugliese di centro-destra (Rocco Palese e dintorni) che ripete meccanicamente e soprattutto acriticamente quanto Le ordina il suo capo milanese, Silvio Berlusconi. Non importa se le sue scelte, anche in materia energetica, danneggiano gli italiani ed in misura ancor più significativa i Pugliesi”.

*Friuli* – Il no al Nucleare in Friuli lo ha conferma l’assessore regionale alle Infrastrutture con delega all’Energia Riccardo Riccardi, che durante il question time in Consiglio regionale. L’Assessore ha precisato che: “Ne’ in sede governativa ne’ altrove sono stati ipotizzati per il Friuli Venezia Giulia siti adatti all’insediamento di una centrale nucleare”. L’Assessore ha concluso sottolineando: “La mia, sarà una risposta secca. In Friuli Venezia Giulia non sono stati individuati siti idonei per ospitare una centrale nucleare”.

*Ragusa* – Franco Antoci, presidente della provincia, è stato il primo esponente istituzionale a dire “no” al nucleare. Ha espresso il suo netto diniego all’ipotesi che sarebbe prevista nell’accordo Italia-Francia siglato dai due presidenti Berlusconi e Sarkozy, per la realizzazione di centrali nucleari in provincia di Ragusa o, comunque, nel Sud-Est siciliano.
“Circa una presunta installazione di una centrale nucleare (nella foto di repertorio) nel nostro territorio – dichiara Antoci – devo rilevare che la notizia non trova alcuna conferma ufficiale, almeno per quanto mi riguarda. Non sono a conoscenza di una decisione o di una intenzione in tal senso del governo nazionale. E ad ogni buon conto mi sento di esprimere, a nome della comunità iblea che rappresento, il mio secco e totale «no», perché una tale realizzazione sarebbe nettamente in contrasto con la specificità e la vocazione del nostro territorio fortemente improntato alla valorizzazione turistica e ad un’economia che si vanta di avere diverse eccellenze tra le produzioni tipiche locali”.