• Articolo , 25 settembre 2008
  • Rapporto ANEV: il vero potenziale dell’eolico in Italia

  • Il documento sarà presentato al Min. Claudio Scajola in occasione dell’importante convegno dal titolo: L’impegno delle Istituzioni nazionali ed internazionali per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo delle Fonti Rinnovabili

“Il potenziale assegnato all’eolico italiano dal documento strategico sulle rinnovabili, presentato lo scorso anno dal governo a Bruxelles, è inferiore a quello reale”. E’ quanto afferma l’ANEV, l’Associazione Nazionale Energia del Vento, dal rapporto inerente al potenziale eolico nazionale. Lo studio condotto dall’Associazione riporta dati elaborati dalle misurazioni di più di 300 anemometri sparsi su tutto il territorio italiano in un periodo di 12 anni e sarà presentato ufficialmente al Min. Claudio Scajola in occasione della sessione inaugurale dell’Eolica Expo 2008. “L’obiettivo assegnato dall’Italia alle turbine eoliche – 12 GW di installato e una produzione di elettricità di 22,60 TWh – non solo è raggiungibile ma addirittura sottostimato”. L’analisi riporta una suddivisione per regione, scremata dai vincoli paesaggistici e ambientali dei vari territori e in raffronto con situazioni analoghe di altri paesi europei. “La mappatura del vento in Italia – spiega l’ANEV – mostra che le condizioni più favorevoli sono nel Mezzogiorno che hanno in Regioni come la Campania, la Puglia, la Sicilia, la Calabria, la Basilicata, e il Molise un potenziale rilevante. Ma anche il Centro offre buone possibilità con il Lazio e l’Umbria, per non parlare delle Marche, dove il potenziale è altissimo anche se praticamente non sfruttato, un vero e proprio rimpianto per il Paese. A Nord le regioni con le migliori potenzialità sono Liguria, Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna”. La presentazione dello Studio sarà anche l’occasione per evidenziare i principali ostacoli che si frappongono allo sviluppo di questa fonte energetica nel Belpaese “a cominciare dai ritardi nell’emanazione di una serie di provvedimenti che dovrebbero dare attuazione alle norme sulle rinnovabili”. “In particolare, – continua – le linee guida fissate dal decreto legislativo 387 del 2003 che recepisce la Direttiva 2001/77/CE e ripreso ultimamente dalla finanziaria 2007 e da quella 2008; ritardi che rappresentano un serio vincolo non solo per l’eolico ma di tutte le fonti rinnovabili e per i quali l’Italia è già oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea”. Sarà inoltre reso noto lo studio realizzato in collaborazione con la Uil sulle possibili ricadute occupazionali derivanti dalla piena attuazione del potenziale eolico italiano: si parla di 66.010 nuovi posti di lavoro, di cui un terzo di occupati direttamente nel settore e due terzi nell’indotto.