• Articolo , 31 luglio 2008
  • Rapporto Enea: le critiche degli ambientalisti

  • Associazioni ambientaliste assai critiche soprattutto con la reintroduzione del nucleare, che il governo, la Confindustria e altre istituzioni ritengono indispensabile al mix energetico del prossimo futuro in Italia

Greenpeace si chiede come mai, oltre alla volontà del governo il nucleare sia diventato improvvisamente così competitivo.
Partendo da questa considerazione l’associazione guarda con occhi dubbiosi al rapporto “Energia e ambiente 2007″ dell’Enea, che secondo loro contempla dei ”miracoli nucleari”, dal momento che “solo lo scorso aprile Enea ha presentato scenari energetici nei quali il nucleare non compariva”. Sotto osservazione anche i “costi di investimento attribuiti al nucleare da Enea”, che a parere del direttore delle campagne di Greenpeace Italia, Giuseppe Onufrio, “appaiono più ragionevoli di quanto affermato da Enel, cioè 33 miliardi di euro per 8.000 MW, contemplando il prezzo dello smantellamento, che vanno però riservati agli investitori. E’ un costo totale di oltre 4 miliardi di euro per 1.000 MW ( stime recenti propendono per oltre 5), contro l’1,7-2 stimato da Enel”. Quindi “se si assume un costo doppio delle centrali”, spiegano a Greenpeace, “non è più così vero” che l’energia nucleare abbia un costo competitivo rispetto al gas. Infine fanno notare che, “l’orizzonte di esauribilità della risorsa uranio è passato da 70 anni finora previsti a 86: un altro miracolo”.
“Basta con i soldi dei cittadini destinati al nucleare, voluto dal governo Berlusconi”. Con questo slogan protesta invece Legambiente che oggi ha organizzato un sit-in proprio davanti alla sede Enea, dove era in corso la presentazione del “Rapporto Energia e Ambiente 2007”. “I pochi soldi pubblici per la ricerca italiana in campo energetico – contestano gli ambientalisti – vengano investiti solo in efficienza e rinnovabili, promuovendo l’unica innovazione tecnologica in grado di far raggiungere al nostro Paese l’obiettivo europeo di riduzione del 30% delle emissioni di CO2 entro il 2020”.
“Non raccontiamo favole agli italiani – chiede il responsabile scientifico di Legambiente, Stefano Ciafani – il nucleare che vuole il ministro Scajola è una tecnologia di terza generazione che, anche nella versione ”evoluta”, non ha risolto i soliti problemi di produzione e smaltimento delle scorie, sicurezza e approvvigionamento di uranio. Sarebbe una vera follia investire oggi immense somme di denaro pubblico su una tecnologia che nasce già vecchia. Il nucleare di quarta generazione infatti è ancora nella fase di sperimentazione e nella migliore delle ipotesi vedra’ la luce nel 2030″.