• Articolo , 2 dicembre 2009
  • Riciclo delle macerie: è partita la sfida

  • Si sono conclusi i lavori dell’incontro a cui hanno partecipato il Comune di L’Aquila, la Regione Abruzzo, la Provincia di L’Aquila, la Protezione Civile, la Croce Rossa Italiana, la Commissione Ambiente alla Camera e Legambiente. Sono emerse proposte concrete e determinazione politica per individuare una via sostenibile alla ricostruzione

Il 6 aprile 2009 non si dimentica. La tragedia del terremoto ha segnato il paese e cittadini abruzzesi in prima persona e a quasi 8 mesi dal dramma la fase emergenza non si è ancora conclusa completamente. Dal dolore e dalle macerie riparte ora la fase più complessa, quella della ricostruzione, sfida delicata che chiama a sé tutte le voci e i protagonisti del territorio e che pone una questione non marginale: riuscire a fare dell’apparente dicotomia rovine e riedificazione un percorso unico nel segno della sostenibilità, sotto il profilo ambientale, sociale ed energetico.
Questo il tema affrontato ieri nel seminario “L’Aquila rinasce dalle macerie” organizzato dal quotidiano Rinnovabili.it e il Comune di L’Aquila e aperto da Consigliere Comunale Antonello Bernardi.
Focalizzato sulla possibilità di rinvenire nelle macerie, principale ostacolo alla fase ricostruttiva, opportunità e risorse sostenibili, l’incontro è nato con l’obiettivo di tracciare un percorso scientifico e concreto affinché questa ultima affinché materiali, tecnologie e fonti energetiche più vicine alle esigenze future dell’umanità divengano l’asse portante di un nuovo sviluppo.

Punto di partenza l’impressionante numero di detriti: 4,5 milioni di tonnellate per un volume di 3 milioni di metri cubi che richiederanno un forte impegno economico sia per il trasporto in discarica che per il loro parziale smaltimento e un’urgenza nell’individuare soluzioni che possano garantire un approccio sostenibile al complesso processo di ricostruzione. In questo contesto, ha spiegato *Mauro Spagnolo*, Direttore di Rinnovabili.it, “il riciclo come alternativa alla discarica dei detriti edilizi, attualmente presenti sul territorio aquilano, presenta evidenti potenzialità non solo ambientali, ma anche di ordine sociale e di ordine pubblico”. Il riciclo delle macerie, infatti, può avere interessanti ricadute sia perché riduce il fabbisogno di materie prime, sia perché il bilancio energetico risulta particolarmente conveniente rispetto a quello di estrazione da cava, così come quello riferito alle emissioni evitate nell’ambito del metodo di LCA, Life Cycle. “A L’Aquila, attualmente, si trova un immenso giacimento di materiali edili a cielo aperto, giacimento che si trova esattamente nel luogo dove avverrà un imponente processo di ricostruzione. Tali concomitanze, unitamente alla maturità tecnologica del settore, ci porta ad affermare, senza timori, che siamo in presenza del potenziale _mercato dell’usato edile_ più grande d’Europa”.

Le tecnologie per farlo esistono e possono dare risultati importanti. Lo ha dimostrato l’esperienza portata da *Moreno Marionni* del Centro Ambiente, società integralmente controllata dalla Valle Umbra Servizi, dopo il terremoto umbro del 1997. “Dal 1998, a pochi mesi da sisma, la Centro Ambiente S.p.A. ha iniziato a gestire un sistema di gestione integrata dei rifiuti solidi urbani, che comprende un impianto di selezione, trattamento e compostaggio rifiuti e una discarica controllata per rifiuti non pericolosi”. D’intesa con la Regione Umbria, è stata realizzata una “Piattaforma di cernita, selezione, trattamento e recupero dei rifiuti inerti provenienti dalle zone terremotate”, con l’obiettivo di fornire un servizio certo ai Comuni terremotati ed eseguendo con correttezza e sicurezza le operazioni di trattamento e recupero e tutte le iniziative per il “riutilizzo” del materiale. I risultati ottenuti riciclo degli inerti sono stati finora visibili nelle infrastrutture viarie – corpo stradale e pavimentazione – ad integrazione dei materiali di cava.

L’aspetto sottolineato da entrambi è tuttavia quello un gap tutto italiano in merito alla pratica del recupero dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione se confrontato alla realtà Europea. Al terzo posto per produzione di rifiuti edili nell’Unione attualmente recuperiamo solo il 5% del totale che si aggira invece sui 40 milioni di tonnellate annuali. Ad ostacolare soprattutto i buchi normativi ancora esistenti e la mancanza di un mercato che assorba questi prodotti, ma soprattutto l’assenza di politiche di sostegno che penalizzino il conferimento in discarica, mentre nel contempo si rende necessaria una politica di formazione e informazione verso i progettisti, le stazioni appaltanti e le imprese utilizzatrici dei materiali.

In tal senso Spagnolo ha presentato in anteprima dal palco abruzzese il “Decalogo di Rinnovabili.it”:http://www.rinnovabili.it/decalogo-proposte, 10 eco-proposte da un sistema di incentivazione ad hoc alla realizzazione di una rete e-commerce ricordando come questa sia “un’opportunità che tutti gli attori della ricostruzione dovrebbero assolutamente cogliere, e in fretta”.

Si tratta di aspetti fondamentali per consentire che un’attività creata per sopperire ad un’emergenza si trasformi, una volta superata, in una opportunità concreta che contribuisce allo sviluppo sostenibile di un territorio, perché come ha sottolineato *Mario Crosta*, Direttore Generale della Banca Etica, “la ricostruzione non può procedere solo all’insegna della convenienza economica, la sostenibilità ambientale dovrà avere un ruolo centrale, per garantire una qualità di vita duratura agli abitanti e perché mai più vogliamo assistere a un carico così devastante di morte a seguito di eventi, seppur eccezionali, della natura”.
Al rapporto sostenibilità-economia è strettamente legato quello energetico affrontato nel sotto il profilo delle fonti rinnovabili da *Gerardo Montanino*, Direttore operativo del Gestore dei Servizi Elettrici. “In questa delicata fase di ricostruzione, è necessario stimolare le amministrazioni pubbliche e gli imprenditori affinché investano in tecnologie legate all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili, sfruttando anche le incentivazioni erogate dal GSE”. Il territorio nello specifico contribuisce attualmente con il 2,7%, pari a 1570 GWh, alla produzione lorda rinnovabile nazionale, a fronte di un consumo annuo di energia elettrica di 6.904 GWh (2,1% del totale nazionale) dimostrandosi dunque ricettivo alle fonti alternative.
“Nella Regione Abruzzo – ha continuato Montanino – il GSE sta erogando incentivi in conto energia a 1.030 impianti fotovoltaici per un totale di 12,4 MW, a fronte di un totale nazionale di 56,285 impianti per circa 700 MW istallati, e ulteriori 4,5 MW sono previsti nei prossimi mesi solo sulle nuove case in costruzione”.

La strada tracciata dai relatori è divenuta quindi il terreno di confronto tra le istituzioni e le associazioni invitate, a cui hanno preso parte nel dettaglio Massimo Cialente, Sindaco di L’Aquila, Daniela Stati, Assessore all’ambiente Regione Abruzzo, Stefania Pezzopane, Presidente Provincia di L’Aquila, l’On. Salvatore Margiotta, Vicepresidente Commissione Ambiente della Camera dei Deputati Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente, Maria Teresa Letta, Presidente della Croce Rossa Italiana in Abruzzo, Franco Gabrielli, Prefetto di L’Aquila.

Ad unire idealmente i presenti l’idea di una partecipazione attiva della cittadinanza aquilana alla fase di ricostruzione perché, ha affermato *Cialente*, “non possiamo tenerci il dolore e lasciare che siano altri a cogliere ‘l’opportunità di ricostruzione’”. Per il sindaco è questo il momento per gettare le basi di un nuovo modo di pensare alla città, verso una maggiore digitalizzazione e un profilo ‘low energy’ che divenga anche cultura cittadina.
Alla popolazione un ruolo importante nel processo di rinascita e per questo ribadisce il Prefetto *Gabrielli* essa deve essere informata e partecipe. “Uno dei deficit ancora oggi è che sembra si parli di ricostruzione come qualcosa che non interessa a questa città, ma debba essere delegato alle amministrazioni”.

“Il rifiuto di chi è?” E’ la domanda rilanciata da *Pezzopane* sul problema macerie nella cui risposta risiede parte delle proposte del Presidente Provincia di L’Aquila per la fase di ricostruzione: creare un consorzio per la gestione delle macerie che sia pubblico, trasparente e aperto ai cittadini. Occorre inoltre per Pezzopane ripensare ad una ricostruzione che non faccia di L’Aquila una città sola, ma la inserisca in rete con altre realtà sul piano del lavoro, della cultura, degli interscambi, come ad esempio il rapporto con Roma. Insomma come ha detto testualmente il presidente: “L’Aquila rinasce dalle teste e non dalle macerie”.
Altra decisone da prendere in fretta, cosa in città occorra demolire e cosa possa essere messo in sicurezza in tempi brevi; un’azione sui cui esiste una certe urgenza dal momento che le macerie oltre a costituire un impedimento fisico alle fasi dei lavori posso determinare un effetto boomerang come importante sono un effettivo fonte di inquinamento ambientale e sociale se si prende in considerazione il rischio, da più voci allertato, dell’infiltrazione criminale. Proprio per tenere d’occhio la situazione da questo particolare profilo la Provincia dell’Aquila con Legambiente ha attivato l’Osservatorio “Ricostruire pulito” dando il proprio contributo al monitoraggio degli appalti e delle infiltrazioni malavitose e nello stesso tempo all’individuazione di buone pratiche eco-sostenibili per far ripartire il territorio puntando su rinnovabili, ed efficienza energetica.
“Il risparmio è il concetto chiave per una ricostruzione rapida e sostenibile del territorio colpito dal sisma del 6 aprile – ha affermato *Cogliati Dezza* – “A partire dal suolo sottratto alla nuova cavazione e alla speculazione edilizia, criterio questo che deve caratterizzare l’intera filiera del trattamento delle macerie, che vanno immediatamente rimosse per consentire la rinascita dei centri storici”.
L’on. *Margiotta* ha affermato che nella suddivisione dei compiti anche il Parlamento dovrà fare la sua parte, assicurando che la questione, sotto gli aspetti normativi sia presentata in Commissione Ambiente. Per quella che egli definisce la sfida del sistema Paese, ha sottolineato la necessità realizzare una sintesi tra la questione ambientale e quella della riedificazione. “Non possiamo scegliere tra ‘buono’ o ‘sostenibile’: avremo centrato l’obiettivo solo se il processo ricostruttivo sarà entrambi, declinando tutte le voci della sostenibilità”.