• Articolo , 16 marzo 2009
  • Rifkin e Latouche in Italia per cambiare la crescita

  • In Italia in questi giorni i due massimi teorici di una rivoluzione sostenibile che parte dal basso, Jeremy Rifkin per la struttura produttiva energetica e Serge Latouche per la teoria della descrescita

Jeremy Rifkin e Serge Latouche, due nomi che oggi pochi conoscono, ma che tra qualche decina di anni potrebbero essere considerati come i punti di riferimento di un cambiamento ideologico, strutturale e addirittura sistemico del modello di sviluppo che, dall’economia al consumo energetico, si è inceppato con la grande crisi economica scoppiata a fine 2008 e con la crisi ambientale avvertita “ufficialmente” con il protocollo di Kyoto nel 1997.
Entrambe in Italia in questo periodo per una serie di conferenze, incontri e lectio magistralis.

Jeremy Rifkin, per ora almeno, sembra aver trovato in Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, il fautore dell’energia auto-prodotta che viaggerà attraverso una smart grid, cioè una griglia intelligente, dove cittadini e aziende potranno produrre energia da fonti rinnovabili per sé, e l’eventuale eccesso immetterlo in questa rete, condividendola con tutti gli altri utenti. Contatori come router (per una serie di computer in rete): distribuendo elettricità secondo le esigenze.
Questo PEARS, Piano Energetico Ambientale della Regione Sicilia, è la scommessa lanciata dall’inedita e quindi, una delle parole d’ordine è la “decarbonizzazione” della Sicilia.
“La Sicilia, grazie alla sua esposizione geografica – illustra Lombardo – è una regione che si adatta particolarmente a sperimentare le nuove tecnologie della cosiddetta _Terza rivoluzione industriale_”.
Mentre Rifikin progetta il futuro energetico della Sicilia, Serge Latouche, filoso, economista e teorico della “teoria della decrescita” di cui a poco uscirà il volume “Mondializzazione e decrescita. L’alternativa africana”. Nel libro, dedicato alla situazione del continente nero, l’autore ribadisce la sua teoria che considera la “razionalità” occidentale, responsabile di uno scriteriato sfruttamento delle risorse umane e ambientali. Un’assurda teoria della crescita all’infinto in una situazione quella del pianeta Terra dove risorse, spazi ed elementi sono tutti “Finiti” e quindi esauribili. Nel libro alla “ragionevolezza” africana valutata sul piano della qualità e non della quantità, sembra venire incontro alle concrete esigenze degli individui. Proprio dall'”altra” Africa viene l’esortazione a “decrescere”, a rinunciare a parte del nostro sterile benessere per tentare di invertire una situazione che è potenzialmente esplosiva, dove anche lo sfruttamento delle risorse naturali all’infinito è un’utopia cui quasi più nessuno crede, ma che impone un diverso modello di sviluppo (non crescita) sostenibile.