• Articolo , 4 dicembre 2008
  • Rinnovabili 20%: ancora un ostacolo sulla strada dell’accordo UE

  • L’Italia è il solo paese che si oppone ad un consenso finale sulla parte del pacchetto riguardante la quota di consumi energetici europei da fonti rinnovabili

I 27 sono in dirittura d’arrivo per includere l’obiettivo vincolante del 20% di energia rinnovabile nei loro consumi energetici. A fare ancora da ostacolo sarebbe la mancata intesa una clausola della proposta riguardante la revisione del meccanismo nel 2014. Questi i progressi finora raggiunti dal dialogo a tre fra Consiglio (che riunisce i governi dell’Unione europea), la Commissione e il Parlamento in merito alla parte del pacchetto clima che prevede di portare la quota di produzione energetica da fonti alternative al 20% entro il 2020 e che si ritroverà oggi sul banco dei ministri dell’ambiente e domani su quello del Comitato dei rappresentanti dei 27 presso la Ue. “Nei prossimi giorni saremo in grado di confermare il nostro accordo” ha dichiarato il Commissario europeo per l’Energia Andris Piebalgs precisando che la questione clou ancora non risolta “è sapere se ci potrà essere una forma di revisione del meccanismo nel 2014”. L’europarlamento in fatti, si oppone a questo meccanismo, la cui necessità è sostenuta invece dall’Italia che ha minacci di porre il veto sull’accordo in mancanza di una clausola di revisione. Dura la replica del relatore lussemburghese Claude Turmes: “Siamo delusi perché a causa del blocco di questo solo paese la presidenza francese della UE non è riuscita a chiudere ieri sera il compromesso”, affermando, “Abbiamo l’accordo su tutto salvo la clausola di revisione nel 2014”.
Più cauto Jean-Louis Borloo ministro francese all’ecologia e presidente del Consiglio UE: “Gli occhi del mondo sono puntati su l’Europa ora. Siamo arrivati ad un punto di svolta”. Borloo ha messo l’accento la realizzazione di una Borsa europea delle emissioni di CO2 (Ets) che costituisce lo scoglio più difficile da superare per ottenere un compromesso a 27 sul pacchetto. “Stiamo cercando di creare un sistema di progressività e solidarietà finanziaria” per tenere conto delle differenze esistenti tra i vari Paesi membri, ha spiegato il ministro francese parlando poco prima dell’avvio del consiglio ambiente della Ue. La difficoltà principale consiste discrepanza dei livelli delle emissioni di CO2 per uno stesso tipo di industrie all’interno di differenti nazioni, che possono addirittura quadruplicare da un paese all’altro.