• Articolo , 22 settembre 2011
  • Rinnovabili: allarme saturazione virtuale della rete

  • L’AEEG interviene sulla questione delle richieste di connessione degli impianti e pubblica un documento per la consultazione al fine di trovare nuovi meccanismi capaci di arginare il problema

(Rinnovabili.it) – Le richieste di connessione da parte degli impianti alimentati a fonti rinnovabili sta saturando virtualmente la rete. Lo sa bene l’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas che, per cercare di contenere il fenomeno, ha appena pubblicato un Documento per la Consultazione finalizzato all’individuazione di meccanismi che possano risolvere il problema. In pratica negli ultimi anni, in seguito alla massiccia diffusione delle fonti rinnovabili, l’incremento esponenziale delle richieste di connessione alle reti elettriche è risultato solo in parte associato al reale sviluppo degli impianti e della generazione diffusa, con il conseguente impegno della capacità di trasporto da parte di “propositi” di realizzazione e non di impianti effettivamente realizzati. Per questo l’AEEG ritiene opportuno responsabilizzare i richiedenti e introdurre delle regole che possano rendere più ordinata la gestione delle richieste. In pratica, quello che propone l’Autorità è che il richiedente possa prenotare la capacità di rete e acquisire il diritto alla prenotazione o versando un corrispettivo di prenotazione, che viene restituito qualora l’impianto di produzione venga effettivamente realizzato, oppure in concomitanza con l’avvenuta autorizzazione dell’impianto di produzione. I soggetti interessati possono inviare, entro il 17 ottobre 2011, osservazioni e proposte alla Direzione Mercati dell’Autorità. “Il carattere di urgenza – si legge nella nota stampa dell’AEEG – è motivato dall’enorme livello di capacità produttiva che sta occupando, sebbene solo sulla carta, le reti elettriche italiane”. Il fenomeno, infatti, ha raggiunto dimensioni preoccupanti: ad oggi, dei 196 GW di potenza impegnati, solo 42 sono relativi a impianti già connessi; i restanti 154, invece, appartengono a impianti ancora senza autorizzazione.