• Articolo , 23 marzo 2011
  • Rinnovabili, Ass. Guccinelli: “Modificare il decreto rinnovabili per evitare pesanti ripercussioni alle imprese”

  • “Il Governo deve modificare al più presto il decreto sulle energie rinnovabili approvato il 3 marzo scorso se non si vuole bloccare lo sviluppo del settore, provocando un duro colpo all’economia”. È il grido d’allarme lanciato quest’oggi dall’assessore regionale allo sviluppo economico e all’energia, Renzo Guccinelli insieme al presidente di Confindustria Genova, Giovanni Calvini, al […]

“Il Governo deve modificare al più presto il decreto sulle energie rinnovabili approvato il 3 marzo scorso se non si vuole bloccare lo sviluppo del settore, provocando un duro colpo all’economia”. È il grido d’allarme lanciato quest’oggi dall’assessore regionale allo sviluppo economico e all’energia, Renzo Guccinelli insieme al presidente di Confindustria Genova, Giovanni Calvini, al vicepresidente e ad di Ferrania Solis, Stefano Messina e Ernesto Salamoni, a Marco Merli, presidente regionale CNA Liguria, Anna Alfano, presidente Confartigianato Energie e all’imprenditore spezzino Felice Paredi. “Ad agosto 2011 – continua Guccinelli – era stato fatto un piano incentivi per l’installazione del fotovoltaico che aveva una durata fino al 2013 e sulla base di questo piano tante famiglie e imprese hanno fatto scelte di investimento. Oggi il Governo ci dice, a partita già iniziata, che le regole non sono più quelle e che potranno godere di incentivi solo coloro che attiveranno gli impianti entro il 31 maggio di quest’anno, dopo non si sa cosa succederà”. Tutto questo mentre la commissione europea presenta un piano che prevede di portare dal 20% al 25% la riduzione delle emissioni di gas serra nel 2020. “Il primo effetto di questo blocco –prosegue l’assessore regionale allo sviluppo economico – è stato che le banche hanno completamente sospeso ogni forma di finanziamento e ogni erogazione di credito nei confronti dei nuovi impianti fotovoltaici, assestando un duro colpo ad un settore che tirava”. La preoccupazione della Regione riguarda tutte le imprese di fotovoltaico in Liguria e in particolare la più grande, Ferrania Solis. “Abbiamo saputo – ha ribadito Guccinelli – che Ferrania Solis subirà un rallentamento pesantissimo, che ci sarà minor produzione e minor occupazione”. Il vicepresidente, Stefano Messina ha confermato che possono aspettare ancora quindici giorni, al massimo un mese, prima di ricorrere alla cassa integrazione. Se entro tale termine il Governo non avrà corretto il decreto sulle fonti rinnovabili Ferrania Solis potrebbe essere costretta ad assumere provvedimenti drammatici. E questo nonostante un piano di sviluppo assunto dall’azienda di Cairo Montenotte che prevedeva di passare dai 102 dipendenti nel 2011 a 121 nel 2012 e da un fatturato di 43 milioni nel 2011 a 93 milioni di euro nel 2012, per una capacità produttiva che da 25 MW nel 2011 sarebbe passata a 60 MW nel 2012.

Da alcuni dati di Confartigianato sono 2.400 le imprese liguri potenzialmente interessate dalle modifiche apportate dal Governo al decreto legislativo sulle fonti rinnovabili. La fetta maggiore delle imprese della filiera delle rinnovabili è costituita dagli installatori dei pannelli fotovoltaici (2.317), dai fabbricanti dei pannelli (33), dai produttori di energia elettrica (23), dalle imprese che lavorano le biomasse (23) e dai produttori di turbine eoliche. Tra il 2009 e il 2010 in Liguria sono nate 55 nuove imprese della filiera delle rinnovabili, facendo registrare una crescita del 2,3%.

“Nel 2020 – continua Guccinelli l’Italia doveva arrivare a 8.000 MW di installato a fronte dei 58.000 della Germania. Un ritardo enorme di fronte al quale servono certezze per questo chiediamo al Governo una profonda modifica del decreto in grado di consolidare un processo di crescita della green economy come ci chiede anche l’Europa e solo dopo, eventualmente ridurre il regime degli incentivi”. Discontinuità rispetto al programma del Governo è stata chiesta anche dal presidente di Confindustria Liguria, Giovanni Calvini “per non creare problemi a tante aziende che hanno fatto investimenti e per raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2020, di produrre cioè energia, per il 17%, da fondi rinnovabili”.