• Articolo , 4 luglio 2008
  • Rinnovabili e Paesaggi

  • Largo alla diffusione dell’eolico e del fotovoltaico sul territorio nazionale, ma sono indispensabili pianificazione e rispetto delle valenze ambientali

La continua ansimante richiesta di energia, da qualsiasi parte essa possa venire erogata, senza minimamente iniziare a rivedere il suo uso e limitare i suoi sprechi sempre più diffusi (basta osservare l’immagine notturna del nostro Paese avvolto in un nimbo di luci) solleva problemi non trascurabili dal punto di vista della difesa del paesaggio e dell’ambiente.
Nessuna persona, dotata delle normali conoscenze scientifiche e consapevole della situazione grave del clima planetario, può osteggiare il processo, virtuosamente sempre crescente, di ricerca di fonti energetiche alternative e rinnovabili per arrestare l’uso di combustibili, sequestrati da milioni di anni nel sottosuolo e oggi reimmessi e bruciati con irresponsabile progressione nell’ atmosfera..
Però chiunque abbia qualche decennio (più di cinque) sulle spalle e si sia impegnato in battaglie ecologiche, ricorderà alcuni episodi in questo campo che dovrebbero far riflettere.
Ne ricordo qualcuno.
Nei primi anni ’60 dello scorso secolo ci furono veementi proteste da parte degli ambientalisti contro la captazione e l’utilizzo di acque nella Val di Genova in Trentino per alimentare centrali elettriche come quella di Molveno. La produzione di energia idroelettrica, forse la più rinnovabile ed ecologica, fornita dal sequestro, con canali di gronda e gallerie, delle belle cascate di quella valle, fu però bloccata e il paesaggio e l’ambiente naturale preservati pochi anni dopo nel Parco Regionale Brenta-Adamello-Val di Genova..
Un altro esempio riguarda le polemiche sollevate dal progetto di una conduttura elettrica che qualche decina di anni fa avrebbe dovuto deturpare con grandi tralicci i panorami delicati e bellissimi delle Colline del Chianti.
Un rapporto con gli smisurati impianti eolici che si stanno disseminando sui crinali dei nostri Appennini e nel paesaggio storico del Centro Italia mi sembra calzante.
Gli esperti di rinnovabili ci dicono che altri paesi, come la Spagna e la Germania, dispongono di un numero molto maggiore di pale eoliche rispetto al nostro.
In Spagna, su un territorio vasto e non paragonabile, come varietà di paesaggi e di stupendi centri storici minori, con il Bel Paese, vivono 88 persone a chilometro quadrato, meno della metà della densità di 195 ab/kmq dell’Italia. Già questo rende meno problematica la loro istallazione.
In più, basta leggere il capolavoro di Cervantes, Don Chisciotte, per capire che in quei luoghi i mulini a vento, contro cui si batteva il Cavaliere dalla Trista Figura, erano più diffusi, grazie ad una quantità e continuità dei venti, che non nella nostra Penisola, dove di questi impianti, nella sua lunga storia, non vi sono molte tracce.
La Germania, con i suoi 231 abitanti al chilometro quadrato, dispone di molti impianti eolici.
Ma basterebbe osservare dove essi sono stati innalzati per capire che, in quelle pianure senza rilievi e colture paragonabili con quelle stupende delle colline centroitaliane, tali emergenze potrebbero addirittura vivificare un paesaggio senza molte attrattive, come del resto quello degli olandesi (da secoli utilizzatori dell’energia eolica) e dei danesi, favoriti da forti e continui venti.
Con questo non voglio sostenere coloro che, da posizioni oltranziste, si battono contro i mulini a vento. Sono invece d’accordo con chi sollecita attenzione nella loro posa in opera, salvaguardando, come responsabilmente chiede il WWF, tutte le aree vincolate o inserite in elenchi di ambienti, paesaggi o biotopi di alto valore ecologico, archeologico o paesistico.
I moduli fotovoltaici, che assieme alle pale eoliche rappresentano i più promettenti sostituti all’uso suicida dei carburanti fossili, sollevano anch’essi dei problemi per quanto riguarda la loro collocazione nel territorio e nel paesaggio.
Già alcuni rilievi sono stati sollevati dalle autorità preposte alla tutela sulla copertura con tali strutture di tetti antichi situati nei centri storici. Così come avviene per le antenne paraboliche, che in alcune regioni sono state obbligate a tingersi di colori neutri e a disporsi su falde non esposte sulle antiche vie, anche le celle fotovoltaiche dovrebbero seguire alcuni semplici norme.
Intanto però sulla spinta di notevoli contributi pubblici, interessati installatori battono le campagna per offrire lauti guadagni agli agricoltori disposti a far occupare i loro terreni da tali strutture.
Una tendenza che andrebbe attentamente monitorata per evitare offese a prati e pendici facenti parte di quel mirabile mosaico di colture e natura che nobilita gran parte del nostro territorio.
L’Italia presenta una densità non riscontrabile altrove, di impianti industriali, capannoni, magazzini, molti di essi ancora in uso ma una gran quantità in abbandono, su cui un’attenta pianificazione potrebbe consentire la dislocazione di ettari quadrati di moduli fotovoltaici.
In più non si possono trascurare le innumerevoli aree strappate all’agricoltura e alla natura costituite da immensi e spesso vuoti parcheggi (che avrebbero tutti i vantaggi dall’ombreggiatura portata dai moduli), da spazi aeroportuali, dalle coperture di stadi e terreni di gioco.
Infine, perché non pensare a coprire le autostrade con pergolati di moduli fotovoltaici? Si otterrebbero così alcuni vantaggi non trascurabili: la difesa del traffico da eventi meteorologici avversi, come nevicate, gelate, grandinate e, in più, collegando in serie i pannelli, si eviterebbe la necessità di elettrodotti e tralicci .
L’importante, in questa e in altre iniziative che coinvolgono il paesaggio, predisporre pianificazioni che, consentendo la realizzazione di impianti di energia alternativa, non attentino al suo insostituibile patrimonio.