• Articolo , 21 settembre 2009
  • Rinnovabili e solidarietà

  • Dalle tendopoli abruzzesi alle capanne del Saharawi, l’impegno del CIRPS continua a puntare sul contributo che fonti alternative possono offrire alla cooperazione internazionale

“Technological and Psychological Community Empowerment: Social Environment and Renewable Energy in International Emergencies” è il titolo del Seminario che il “Centro Interuniversitario di Ricerca sullo Sviluppo sostenibile” (CIRPS) ha organizzato sabato 19 settembre, nella prestigiosa cornice del chiostro del Convento di San Pietro in Vincoli (oggi sede della Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza di Roma), con la partecipazione di “Disabled People International Italy”.
Il CIRPS è un Centro di ricerca che aggrega quasi 400 persone tra docenti, ricercatori e tecnici (in maggioranza provenienti dalle undici Università italiane aderenti alla struttura) ed esperti altamente specializzati non provenienti dal mondo universitario, ma coinvolti nei progetti del Centro.
Ricercatori e studenti delle Facoltà di Ingegneria e Psicologia dell’Università La Sapienza di Roma hanno presentato i principali progetti sui quali il CIRPS è oggi impegnato, che vanno dal sostegno alla popolazione nelle tendopoli di L’Aquila attraverso la fornitura di energia elettrica di origine fotovoltaica, alla realizzazione di impianti fotovoltaici in 15 penitenziari italiani a cura dei detenuti, alla realizzazione di impianti fotovoltaici a beneficio delle popolazioni del Saharawi (Africa) e di Gaza, alla realizzazione di una piattaforma internazionale di eLearning concepita per contrastare il “digital divide” e infine alla realizzazione di un sistema GIS (Geographical Information System) per il monitoraggio di 120 villaggi in Ciad e Camerun, nei quali sono stati realizzati impianti a energia rinnovabile per combattere la desertificazione.
Al di là dell’eterogeneità e della dimensione internazionale, queste iniziative hanno un denominatore comune nella parola chiave “Renew-able”: i ricercatori e gli studenti che lavorano a questi progetti intendono con il termine “Renew” un fattore abilitante, cioè il sostegno offerto alle comunità perché possano sviluppare nuove conoscenze e ricominciare con ritrovata energia. “Able” è riferito alle disagiate condizioni di vita di queste persone, purtroppo tali da comportare vere e proprie disabilità.
L’auspicio è che, anche attraverso queste iniziative, quelle che molti oggi chiamano “fasce deboli” possano esprimere il loro potenziale e contribuire pienamente allo sviluppo sostenibile.