• Articolo , 27 ottobre 2010
  • Rinnovabili, le Associazioni di settore chiedono la revisione degli incentivi

  • Un coro di voci unite chiede la rivisitazione degli attuali meccanismi di supporto alle eco-energie, spiegando: “il sistema incentivante non deve essere ‘una cattedrale nel deserto’”. Ecco cosa propongono Aiel, Anev, Anest, Anie-Gifi, Aper, Assolterm e le altre associazioni per non mancare gli obiettivi della direttiva comunitaria 2009/28/CE

Esiste un neo sulla mappa delle eco-energie italiane. I meccanismi di promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili mancano ancora, a livello nazionale, di un quadro armonico e stabile che sia capace di sostenere lo sviluppo del comparto senza andare a ledere, in termini economici, il consumatore finale. Un nodo critico che va risolto ora che il recepimento della direttiva comunitaria 2009/28/CE è ormai prossimo e che è oggi sottoposto all’attenzione pubblica dalle Associazioni del settore delle rinnovabili. Aiel, Anev, Anest, Anie-Gifi, Aper, Assolterm, Assosolare, Federpern, Fiper, Fire, Greenpeace Italia, Ises Italia, Itabia, Kyoto Club, Legambiente e Wwf Italia hanno sottoscritto il documento _“Proposte per i meccanismi di promozione della produzione di energia da fonti rinnovabili”,_ dichiarazione congiunta di una necessità di rivisitazione dei meccanismi attualmente vigenti per la produzione elettrica e termica verde: i Certificati Verdi (CV), il Conto Energia, la Tariffa Onnicomprensiva (TO), i Certificati Bianchi e le detrazioni fiscali al 55%.
Nel documento inviato questa stessa mattina agli organi del MSE e ai Presidenti delle Commissioni Ambiente e Attività Produttive di Camera e Senato si parte dall’assunto che la direttiva europea ponga obbligatoriamente degli obiettivi che devono essere soddisfatti assicurando nel contempo la crescita di un sistema manifatturiero interno efficiente e competitivo da un lato e l’accettabilità sociale dall’altro, ossia mantenendo positivo l’impatto dei meccanismi promozionali delle eco-energie sui consumatori.

Passando sotto la lente d’ingrandimento i singoli regimi le Associazioni avanzano dunque proposte per i punti deboli del sistema italiano. Meccanismi come il Conto energia e la TO, scrivono i firmatari del documento, “si sono dimostrati funzionali rispettivamente per il fotovoltaico e il solare termodinamico e per impianti sotto 1 MW (200 kW per l’eolico)” e la questione ora è riuscire ad assicurare una stabilità nel tempo adeguandoli alla progressiva diminuzione dei costi di produzione dell’energia.
Discorso differente per i Certificati Verdi che a causa di regole instabili e complesse, dell’inefficienza allocativa e di prezzi eccessivamente volatili, hanno subito forti rallentamenti. Per poter innescare quel benefico “effetto filiera” ed evitare ulteriori limitazioni le associazioni propongono di abbinare ai CV *dal 1 gennaio 2012 un feed-inpremium*, ossia un regime che preveda il rilascio di un incentivo P per ciascun kWh prodotto in impianti alimentati da fonti rinnovabili.

Per raggiungere gli obiettivi indicati nel Piano d’Azione Nazionale alcune modifiche devono essere introdotte anche nei meccanismi alla base delle rinnovabili termiche, affinché anche in questo caso ne venga rafforzata la filiera tecnologica, minimizzando l’impatto sulle tariffe.
Per i Certificati Bianchi, il documento riporta sia la proposta di estensione oltre il 2012 che l’introduzione di “un’indicizzazione del rimborso in tariffa basata anche sull’andamento del mercato, con un tetto massimo al prezzo dei titoli basato sulla determinazione di una penale standard come avviene sul mercato delle emissioni di gas serra”; a ciò si aggiunge “assicurare, in aggiunta alla bancabilità, la possibilità di ritiro annuale dei titoli eccedenti gli obblighi ad un prezzo predefinito dall’AEEG nell’ordine dei 60-70 Euro/tep indicizzati sul paniere di vettori energetici adottato al momento per il rimborso in tariffa; il soggetto che ritira (ad esempio il GSE) potrebbe rivendere i titoli sul mercato nel triennio successivo in caso di mercato corto, potenzialmente recuperando l’extraonere in tariffa”.

Il suggerimento ovviamente è anche quello di mantenere il dispositivo delle detrazioni fiscali assicurando una copertura fino al 2020, con la possibilità per il Ministero dello Sviluppo d’accordo con quello delle Finanze di modificare le aliquote su tre basi (55%, 45% e 36%) e di aggiungere nuovi interventi; la copertura dei costi andrebbe legata alle tariffe di distribuzione o a una carbon tax.
Il documento riporta a grandi linee anche indicazioni a carattere più generale come il miglioramento della normativa vigente in alcuni punti ancora poco chiara e complessa e la previsione di un sistema di “rottamazione” dei vecchi apparecchi di riscaldamento a legna domestici e l’introduzione di un incentivo per la loro sostituzione con dispositivi a biomasse legnose (pellet, cippato, legna a pezzi) di nuova generazione ad alta efficienza e basse emissioni, certificati secondo le norme europee.