• Articolo , 17 gennaio 2011
  • Rinnovabili, presentato l’allaccio del parco fotovoltaico “Le Pole”

  • Se per il presidente Matteo Ricci la «green economy è un nuovo modo di concepire la produzione», oltre che un tassello strategico per il «rilancio dell’economia e dell’occupazione», l’allaccio del parco fotovoltaico a Pole di Acqualagna, presentato questa mattina in Provincia, incarna «l’esempio di una buona prassi» amministrativa. C’è, infatti, «una previsione urbanistica sovradimensionata, alla […]

Se per il presidente Matteo Ricci la «green economy è un nuovo modo di concepire la produzione», oltre che un tassello strategico per il «rilancio dell’economia e dell’occupazione», l’allaccio del parco fotovoltaico a Pole di Acqualagna, presentato questa mattina in Provincia, incarna «l’esempio di una buona prassi» amministrativa. C’è, infatti, «una previsione urbanistica sovradimensionata, alla luce della crisi economica», riconvertita con la sinergia pubblico-privato verso l’energia pulita e la creazione di posti di lavoro: «L’area sarebbe stata destinata ad uso industriale – ha spiegato Ricci -. Parliamo di una zona, quindi, urbanisticamente compromessa: i capannoni non sono stati realizzati, ma la riconversione e l’investimento sul fotovoltaico, messo in campo da istituzioni e privati con un percorso concertato, porteranno benefici al territorio». I contatori sono già in moto: oltre 76 mila metri quadrati di superficie, 5 megawatt di energia rinnovabile e un indotto in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di 2mila nuclei familiari nei Comuni di Acqualagna e Fermignano. La soddisfazione di Ricci è evidente, anche perché «nel recupero delle aree urbanisticamente compromesse non sempre i progetti autorizzati partono in tempi brevi, per le difficoltà nell’accesso al credito e per i problemi con l’allaccio all’Enel». Se in futuro si immagina il parco come «il primo distributore di energia per macchine elettriche nella provincia», nell’immediato il sindaco Andrea Pierotti ha chiarito la vocazione energetica dell’area: «C’è la richiesta per l’installazione di un impianto di biogas (agroenergia, ndr), che produrrà un altro megawatt con la fermentazione di scarti agricoli e vegetali. In totale, quindi, contiamo di arrivare a 6 megawatt. Che andranno aggiunti agli interventi già fatti su palazzetto dello sport, scuola materna e scuola media (80 kw, ndr). In più, l’operazione non sottrae terreni all’agricoltura, perché le previsioni sull’area erano industriali». La società di ingegneria Piquadro, azienda locale, ha realizzato l’allaccio: «Un prodotto interamente made in Italy – ha aggiunto il vicepresidente Alessandro Cioppi -. A partire dal finanziamento, dove sono state coinvolte la Banca popolare di Ancona e la Banca popolare dell’Adriatico. Non solo: abbiamo utilizzato 37 ditte subappaltatrici locali e possiamo dire che l’investimento complessivo di 22 milioni di euro (25 milioni con Iva, ndr) rimarrà nel territorio. Stiamo studiando la possibilità di utilizzare il suolo su cui poggia l’impianto: pensiamo a un allevamento di lumache…». Ha chiosato il presidente di Piquadro Domenico Conti: «Abbiamo trovato interlocutori intelligenti, che hanno capito le nostre intenzioni: lavorare su un settore che rappresenta il futuro del Paese e che produce ricadute positive per la collettività…».