• Articolo , 24 novembre 2008
  • Riqualificati 233 edifici pubblici a Trieste

  • Riqualificati sotto il profilo impiantistico 233 edifici pubblici (tra cui impianti sportivi, asili, uffici e scuole), pari a una superficie di 453mila metri quadrati di immobili che servono circa 50.000 utenti (un quarto della popolazione). Sono i risultati dell’intervento di riqualificazione tecnologica degli impianti termici del Comune di Trieste, realizzato con il contratto di Servizio […]

Riqualificati sotto il profilo impiantistico 233 edifici pubblici (tra cui impianti sportivi, asili, uffici e scuole), pari a una superficie di 453mila metri quadrati di immobili che servono circa 50.000 utenti (un quarto della popolazione). Sono i risultati dell’intervento di riqualificazione tecnologica degli impianti termici del Comune di Trieste, realizzato con il contratto di Servizio Energia da Siram (Gruppo Veolia Environnement) e Sinergie del Gruppo Acegas-Aps.
Il progetto, costato in totale 61 milioni di euro suddivisi in 9 anni di lavori, ha comportato la riduzione del numero di impianti a fonti tradizionali (passati da 230 a 106) e un aumento di quelli più efficienti come i generatori a condensazione (da 48 a 178), ad alto rendimento (da 6 a 23) e a temperatura scorrevole (passati da 14 a 22).
Utilizzati anche impianti alimentati a fonti rinnovabili, come nel caso della piscina comunale Radin la cui domanda di elettricità e calore viene soddisfatta da un cogeneratore a recupero di calore, o come per la Casa di Riposo Serena dove sono stati installati collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria.
“Sono stati trasformati e alimentati a gas metano il 97% di tutti gli impianti termici – ha spiegato l’assessore alle Risorse Economiche e Finanziarie Giovanni Ravidà -, è stata ridotta del 27% la potenzialità termica installata – passata da 71.740 kW a 52.762 kW – ed è stato migliorato in media del 14% il rendimento degli stessi impianti”. Senza contare i benefici ambientali, previsti in una riduzione delle emissioni di anidride carbonica del 21,2 per cento, di ossido di azoto del 45 per cento e di polveri sottili dell’88,5 per cento. A ciò si aggiungono i benefici economici, stimati per gli anni a venire in un risparmio di oltre 580mila euro l’anno.
“Inoltre – ha aggiunto Ravidà – è stato garantito agli utenti finali dei nostri edifici un maggior comfort sia con la riqualificazione, sostituendo il 57% dei componenti d’impianto installati (1.375 unità), sia con l’installazione di un sistema di supervisione e controllo con monitoraggio degli ambienti”. In aggiunta è stata impiegata la tecnologia dell’infrarosso su 45 edifici per individuare possibili dispersioni di calore e nei casi più seri sono stati sostituiti i serramenti.