• Articolo , 6 settembre 2010
  • Rivoluzione in Cina: niente prestiti alle aziende inquinanti

  • La Banca Centrale di Pechino ha ordinato alle banche locali di sospendere i prestiti concessi alle imprese maggiormente responsabili di alti tassi di inquinamento e di immissione di gas nocivi in atmosfera

(Rinnovabili.it) – Il criterio per assegnare i prestiti bancari alle aziende non sarà più legato solo alla solidità finanziaria del gruppo industriale, ma piuttosto alla sua coscienza ambientale. Un significativo passo in avanti in direzione di una maggiore sostenibilità ambientale delle azioni dei gruppi industriali cinesi è stato compiuto la scorsa settimana dalle autorità centrali di un Paese, come la Cina, che non ha di certo brillato in quanto a salvaguardia del pianeta negli ultimi anni. Invece questa volta l’ordine è arrivato direttamente alle banche locali che dovranno bloccare i prestiti concessi a quelle aziende responsabili dell’immissione nell’ambiente di alti tassi di agenti nocivi.
L’annuncio della Banca Centrale di Pechino, che ha destato molto interesse e che ha raccolto numerosi consensi anche fuori dai confini nazionali, è stato riportato sabato scorso dai media nazionali e comporterà per gli istituti di credito l’impossibilità di concedere nuovi prestiti alle aziende inquinanti. Sempre la Banca Centrale, secondo quanto ha dichiarato il direttore del dipartimento del credito della Banca del Popolo, Shao Fujun, fornirà alle società cinesi una serie di dati sulla cui base sarà valutato l’impatto ambientale delle stesse (circa 30 mila diversi controlli, per Shanghai Securities News). Secondo un recente rapporto sarebbero già oltre 30mila le informazioni riguardanti le violazioni ambientali commesse dalle imprese cinesi.
La definizione di un insieme di regole più stringenti sarebbe quindi una buona notizia che fa pensare che Pechino stia considerando con molta attenzione la sua politica ambientale soprattutto per i prossimi anni. La Cina, uno tra i paesi al mondo maggiormente responsabile dell’immissione in atmosfera di emissioni nocive, si è già impegnata a ridurre i suoi consumi energetici per unità di prodotto interno lordo del 20% tra il 2006 e il 2010. Solo il mese scorso, poi, il Governo aveva anche ordinato a 2.087 compagnie impegnate nella produzione di acciaio, carbone, cemento e alluminio di chiudere gli impianti obsoleti entro la fine di settembre. A anche il quel caso la minaccia fu di bloccare l’erogazione di prestiti da parte delle banche. Inoltre, le autorità della provincia di Anhui (nell’est del Paese) hanno interrotto per un mese – dalla metà di agosto – la fornitura di energia elettrica a 500 stabilimenti industriali dopo che le aziende non erano riuscite a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nocive.