• Articolo , 6 ottobre 2008
  • Ronchi: timori per il programma Ue “20-20-20”

  • Secondo il ministro esisterebbero dei gravi problemi per il nostro sistema industriale se il programma europeo di riduzione della Co2, dell’impiego dell’energia da fonti rinnovabili e del risparmio energetico dovesse procedere come prevede la proposta di legge del Consiglio Europeo.

Il ministro per le Politiche europee, Andrea Ronchi, ha portato anche a Berlino il suo parere (quindi quello del governo Berlusconi) su un ipotetico allarme per le ricadute sul sistema industriale europeo (ma lui si riferiva soprattutto a quello italiano) del ‘Pacchetto-clima 20-20 -20″. I suoi timori sono relativi al fatto che il pacchetto proposto dal Consiglio europeo nel marzo 2007, e poi tradotto dalla Commissione in una serie di direttive, venga accettato dalla maggioranza degli stati membri. Ronchi ripete quanto già detto a Bruxelles e a Parigi: invito a riflettere sui costi reali dell’impegno ad abbattere del 20% le emissioni di gas-serra entro il 2020; del 20% i consumi energetici e di aumentare al 20% il consumo di energia da fonti rinnovabili.
“Condivido la sostanza – ha voluto assicurare Ronchi – ma in un contesto che vede saltare il sistema finanziario ed economico mondiale, se non rimodulato nei tempi e nei parametri, il Pacchetto avrebbe un impatto devastante sulla competitività delle nostre imprese – dice riferendosi ad alcune cifre che circolano in questi giorni (fino a 27 miliardi di euro l’anno, almeno per le aziende italiane). E Ronchi, le ritiene ovviamente approssimate per difetto. A questo proposito, assicura, a breve sarà in grado di dare numeri più realistici e per di più suddivisi per settori, ad iniziare da comparti più esposti alla crisi come quelli dell’ acciaio, dell’alluminio, del cemento o delle piastrelle. Ultima, ma non ultima, l’industria italiana dell’automobile (cioè la Fiat).
“Sul Co2 non ci siamo proprio” ha sentenziato il ministro ribadendo le sue convinzioni a Peter Hintze, sottosegretario all’Economia con delega all’Europa – abbiamo detto che per noi questi parametri sono inaccettabili. Chiediamo una riflessione e che capiscano quali sono le nostre esigenze. Non si può firmare un pacchetto che è un corpo contundente alle nostre industrie”.