• Articolo , 31 marzo 2010
  • Rubare l’energia elettrica dalle alghe

  • Dalle cellule dell’organismo ‘modello’ della C.reinhardtii un team internazionale di scienziati è riuscito ad estrarre direttamente gli elettroni fotosintetici. E la ricerca energetica fa nuovi passi avanti

(Rinnovabili.it) – Perché spendere tempo e soldi per produrre l’energia quando si può semplicemente… rubarla? A farne le spese in fondo sarebbero solo microalghe unicellulari.
Per la prima volta, alcuni scienziati della California e della Corea hanno valutato la possibilità di generare direttamente bioelettricità estraendo elettroni dalla catena di trasporto fotosintetica, prima che quest’ultimi vengano utilizzati per fissare la CO2 in zuccheri e polisaccaridi.
Per ottenere il risultato sperato i ricercatori hanno impiegato nel loro lavoro la Chlamydomonas reinhardtii, organismo da tempo studiato dalla comunità scientifica anche nel campo energetico; oltre all’ovvio pensiero che corre al biodiesel, in determinate condizioni C.reinhardtii è in grado di interrompere la produzione fotosintetica di ossigeno e di attivare per un breve periodo di tempo quella di idrogeno in condizioni di anaerobiosi. E’ il caso degli studi portati avanti dal biologo Anastasios Melis dell’Università di Berkeley che dal 2000 sta lavorando sulle modalità con cui mettere a punto un sistema produttivo efficace ed efficiente.
Discorso radicalmente differente quello portato avanti congiuntamente dalla Stanford University e la Yonsei University. Per poter catturare la bioelettricità gli scienziati hanno inserito un nanoelettrodo nei cloroplasti delle cellule e applicato una sovratensione sotto esposizione alla luce solare. La quantità di corrente “rubata” è ovviamente troppo ridotta per alimentare un qualsiasi dispositivo elettrico di consumo: per poterla amplificare avrebbero dovuto collegare migliaia di miliardi di cellule, con la conseguenza che il processo riduce la durata di vita delle alghe fino a decine di minuti.
Nonostante tutto si apre così la strada a nuove opportunita di ricerca nella creazione di una bioelettricità “ad alto rendimento”.