• Articolo , 3 ottobre 2008
  • Rubbia: solare e nucleare protagonisti dei prossimi 100 anni

  • Per il premio Nobel alla Fisica il nucleare “ci vuole” anche se l’energia solare “offre un’alternativa” decisamente valida

L’energia a cui ci dovremmo affidare nel prossimo futuro? Quella del sole e quella dell’atomo secondo, il premio Nobel per la fisica, Carlo Rubbia intervenuto al Forum sull’Africa, oggi a Taormina. Prima di oggi il fisico Italiano si era sempre mostrato cauto riguardo al nucleare, sottolineando in più di un’occasione come lo sforzo di riduzione delle emissioni richiesto dalla UE non potesse essere risolto con il nucleare classico (compreso quello di quarta generazione) perché difficilmente potrebbe “aspirare a una diffusione su larga scala soprattutto per i problemi legati alle scorie radioattive di lunga vita”. Ora Rubbia torna sull’argomento dichiarando che: “Nel 2050 ci si aspetta la riduzione della CO2 della metà quindi è necessario utilizzare le energie rinnovabili, soprattutto solare ma anche quella nucleare nuova”. “Il nucleare oggi, quando funziona, costa meno del solare” ha detto il premio Nobel per la Fisica definendo tuttavia la scelta del ritorno all’atomo da parte del governo una “decisione politica”. “Facciamo l’uno, facciamo l’altro poi vedremo come arriveremo”, ha concluso. Al centro delle attenzioni anche le altre forme di energie rinnovabili come le biomasse, la geotermia, sono utili quanto il nucleare e il solare. “Tuttavia – ha detto Rubbia – la differenza è che noi dobbiamo essere in grado di produrre energia quando ne abbiamo bisogno, non quando c’è. Il solare ha il vantaggio di poter essere accumulato. Il problema è che bisogna sviluppare la tecnologia per produrre l’energia solare”. E su questo, ha aggiunto, l’Italia è ancora piuttosto indietro. Rubbia ha quindi sottolineato come ad oggi un quarto della popolazione mondiale è senza elettricità e che tocchi a noi che abbiamo le capacità tecniche portare avanti le chiavi di queste conoscenze. “Nel 2050 una piccola superficie solare nel Sahara, di 210 chilometri quadrati, sarebbe in grado di fornire una buona parte dell’energia necessaria al mondo” e la stessa Cina potrebbe “risolvere da sola il problema energetico e se faranno pure gli specchi solari sono certo che costeranno meno dei 700 dollari a metro quadrato” dei costi attuali.