• Articolo , 13 maggio 2010
  • Sabbia, batteri e urea per i ‘biomattoni’ coltivabili

  • Ridurre l’energia e le emissioni del settore edilizio a partire dai materiali. Per farlo viene in aiuto una soluzione di bioingegneria dell’Università Americana di Sharjah, primo premio alla Next Generation Design Competition 2010 di Metropoli

*LE TECNONEWS* – Cosa succede se il mondo dell’architettura fa capolino in quello della ricerca di laboratorio? Che ad esempio si aprano nuovi orizzonti per l’edilizia sostenibile e dell’innovazione ‘verde’, come dimostra il progetto vincitore della Next Generation Design Competition 2010 di Metropoli. L’idea che ha conquistato la giuria del concorso è stata concepita all’insegna della moderna bio-ingegneria e parte da un presupposto molto semplice: nell’ambito dei materiali edilizi i mattoni possono arrivare ad un contenuto di *oltre 3 MJ/kg di energia grigia* (dati CIPRA), termine che definisce l’energia impiegata per le fasi di realizzazione, dunque estrazione, produzione, trasporto e tutti i processi di trasformazione che stanno a monte del prodotto finito. Una parte di questa energia potrebbe essere tagliata, basterebbe non cuocere i mattoni bensì coltivarli!
Dietro il progetto c’è l’Università Americana di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, dove Ginger Krieg Dosier, professore assistente di architettura, ha realizzato i suoi _“bio-bricks”_ a partire da sabbia, batteri, cloruro di calcio ed urea. Il processo, noto come precipitazione di calcite micro-indotta, impiega i microrganismi di Sporosarcina pasteurii presenti nella sabbia per legare assieme i granelli, con una catena di reazioni chimiche. La massa risultante somiglia nell’aspetto all’arenaria, ma, a seconda di piccoli accorgimenti durante il processo può riprodurre la resistenza del cotto, dell’argilla o addirittura del marmo. Gli inventori sono fermamente convinti del potenziale intrinseco dei bio-mattoni al punto da affermare che se ogni laterizio venisse così sostituito si potrebbero ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno 800 milioni di tonnellate l’anno.
“Siamo sempre più a corto di fonti energetiche”, ha dichiarato Dosier “Quattrocento alberi vengono bruciati per fare 25.000 mattoni. E’ una questione di consumo, e onestamente, comincia a farmi paura”.
Ad oggi ovviamente la ricerca si è fermata nella fase di laboratorio e bio-bricks ‘coltivati’ hanno, per ora, le stesse dimensioni dei mattoncini Lego. La ricerca ha inevitabilmente ancora una lunga strada da percorrere, ma almeno per i giudici della competition non ci sono stati dubbi sulla validità del progetto e come afferma il giurato Chris Sharples “Scegliere il vincitore è stato un gioco da ragazzi”.

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