• Articolo , 2 gennaio 2009
  • Scajola: finanziamenti UE penalizzano l’Italia

  • Il Recovery plan europeo lascia l’amaro in bocca al Belpaese: dei 5 miliardi stanziati per opere di infrastruttura energetica solo 150 milioni saranno destinati a progetti nostrani

Il piano di investimenti presentato ieri dalla Commissione europea per progetti in materia d’infrastrutture energetiche non soddisfa l’Italia. Le proposte dell’esecutivo UE si inseriscono nel quadro del Recovery plan per l’economia approvato a dicembre, ma il quadro che ne viene fuori sembrerebbe favorire piuttosto i Paesi dell’Europa del Nord, ed ha attirato per questo, fin da subito, le critiche l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, rappresentante permanente di Roma presso la UE. E mentre i 27 sono a lavoro, a prendere le distanze da “deal” europeo è anche il Ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola che con una lettera inviata al Commissario all’Energia Andris Piebalgs, chiede a Bruxelles una revisione il piano. All’Italia ricorda il ministro, risultano assegnati 150 milioni dei 5 miliardi stanziati, prendendo in considerazione solo il gasdotto ITGI tra Italia e Grecia e il collegamento elettrico Sicilia-Calabria. Fuori altri grandi progetti invece come il sistema CCS connesso alla centrale di Torre Valdaliga.

“L’aver privilegiato le interconnessioni tra Stati membri – scrive Scajola a Piebalgs – penalizza quegli Stati, tra cui l’Italia che, in funzione della loro collocazione geografica, stanno portando avanti, anche nell’interesse europeo, una politica di sviluppo degli approvvigionamenti di gas e di elettricità con i Paesi terzi, in particolare l’area balcanica e il nord Africa. La scelta della Commissione non considera adeguatamente le esigenze di diversificazione delle tecnologie e delle fonti di approvvigionamento, nonostante la recente crisi che ha investito le forniture di gas. Per quanto riguarda i progetti per il sequestro e la cattura dell’anidride carbonica, devo osservare che l’inclusione di iniziative sostanzialmente dedicate al centro-nord Europa risulta in contrasto con il criterio della diversificazione geografica che era stato espresso con chiarezza al momento della chiusura negoziale del pacchetto clima-energia”.