• Articolo , 21 gennaio 2011
  • Scambio di emissioni: vietati crediti da progetti per il gas industriale

  • Bruxelles accoglie con favore il voto di oggi da parte degli Stati membri che approva il divieto nell’Emissions Trading System dei crediti di emissione derivanti da progetti distruggono trifluorometano e il protossido di azoto

(Rinnovabili.it) – Era il 25 novembre 2010 quando la Commissione europea presentò il piano per vietare l’uso dei crediti internazionali offset generati da progetti per il gas industriale nel sistema di cap-and-trade dell’Unione europea. Una messa al bando che ora diviene ufficiale grazie al voto di oggi da parte degli Stati membri, e che servirà a limitare il numero di compensazioni – le cosiddette riduzioni certificate di emissioni (CERs) nella terza fase dello schema ETS europeo. In sostanza, il divieto significa che le società saranno in grado di utilizzare questi crediti fino al 30 aprile 2013, ma non successivamente. La proposta era nata per preservare la credibilità del Clean Development Mechanism (CDM), il Meccanismo di Sviluppo Pulito dell’Onu soprattutto in seguito ad alcune accuse che volevano alcuni produttori di _clorodifluorometano_ (HCFC 22), che guadagnano quote di CO2 grazie alla distruzione del trifluorometano (HFC 23), incrementarne la produzione per ottenere crediti. Il divieto su cui si sono trovati a votare i Ventisette riguarda non solo l’HFC-23 ma anche il _protossido di azoto_ (N2O) ottenuto dalla produzione di acido adipico.
I crediti generati dai progetti HFC 23 hanno finora rappresentato circa il 50% di tutti i CERs generati finora attraverso il Protocollo di Kyoto, mentre la distruzione dell’N20 vanta oltre il 20%, concentrandosi entrambi in Cina e in altri paesi in via di sviluppo più avanzati.
Per la Commissione europea si tratta di un importante traguardo. “Accolgo con grande favore – ha dichiarato oggi Connie Hedegaard, commissario per l’Azione per il clima – la decisione del Comitato a sostegno di tale regolamento, soli 5 mesi dalla presentazione dell’idea. Questi progetti sollevano preoccupazioni relative alla loro integrità ambientale, economica e sulla distribuzione geografica. Non solo alcuni di questi crediti risultano essere di dubbia utilità, ma continuando ad usarli non si farebbe l’interesse dell’UE in quanto si rischierebbe di scoraggiare i paesi ospitanti a sostenere azioni dirette ed economiche per ridurre tali emissioni. Il nostro obiettivo non è quello di ridurre il numero di crediti disponibili, ma di assicurare al mercato internazionale del carbonio una migliore qualità e distribuzione dei crediti”. Il Parlamento europeo ha ora tre mesi di tempo per commentare la proposta, dopo di che la Commissione dovrà adottare formalmente. Le restrizioni si applicheranno dal 1° maggio 2013, dando così ai partecipanti al mercato tempo sufficiente per adeguarsi.