• Articolo , 26 maggio 2008
  • Scienziati avvertono: biocarburanti, attenzione alle specie invasive

  • Secondo un rapporto pubblicato dal GIPS si dovrebbero evitare di piantare colture per i biocarburanti caratterizzate da un rischio elevato di diventare specie invasive

Il “Global Invasive Species Programme” (GISP) ha identificato tutte le colture attualmente utilizzate o considerate potenziali per la produzione di biocarburanti e classificate in base al loro il pericolo di diventare specie invasive. La relazione “Biofuel Crops and Non Native Species: Mitigating the risks of Invasion” (Coltivazioni per biocombustibili e specie non spontanee: ridurre il rischio di specie invasive) invita i Paesi ad effettuare un’accurata valutazione dei rischi prima di procedere con la coltivazione di piante destinate alla produzione dei carburanti “verdi”, esortando i governi a utilizzare colture a basso rischio ed introdurre nuovi controlli per gestire le specie invasive. “Il pericolo per il mondo non potrebbe essere più grave”, spiega Sarah Simons, direttore esecutivo del GISP. “Le colture invasive sono una delle principali cause della perdita globale di specie, possono mettere a repentaglio il tenore di vita e la salute umana, e ci costano miliardi per il controllo e per gli sforzi di mitigazione. Non possiamo permetterci di riposare e non fare nulla di fronte a questa minaccia”. Si stima che il danno a livello mondiale ammonti a più di 1,4 trilioni di dollari ogni anno – il 5% dell’economia mondiale. La canna comune (Arundo Donax) nativa dell’Asia occidentale ad esempio è già invasiva in diverse zone del Nord e Centroamerica. Attualmente sono considerate una delle cause dell’aumento del rischio incendi in California, mentre in Sudafrica sono diventate un vero e proprio problema nazionale, dal momento che per crescere necessitano di molta acqua. “Prevenire è meglio che curare – dice Geoffrey Howard, coordinatore del Global Invasive Species dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature) – Dobbiamo bloccare le invasioni prima che si verifichino. L’industria dei biocarburanti è un concetto relativamente nuovo, quindi abbiamo l’opportunità unica di agire tempestivamente e di andare avanti nel gioco, ma non bisogna fare il passo più lungo della gamba”.