• Articolo , 2 febbraio 2011
  • Scozia e Norvegia progettano un collegamento energetico da 700 km

  • Le due nazioni si accordano per la realizzazione di un collegamento energetico sottomarino che permetterà alla Scozia di esportare l’energia prodotta in eccesso sfruttando a pieno le propri potenzialità rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Stanno prendendo il via le indagini dei piani proposti alla realizzazione di un collegamento energetico sottomarino tra Scozia e Norvegia. Il progetto parte a seguito della firma di un accordo tra la SSE Interconnector, una controllata della Scottish and Southern Energy con la Adger Energi, E-Co e Lyse Energi, e la svedese Vattenfall per esaminare la possibilità di installare un dispositivo di interconnessione tra Regno Unito e Norvegia.
L’annuncio è stato rilasciato dal Primo Ministro scozzese Alex Salmond che ha comunicato come il collegamento tra le due nazioni potrebbe dare un ulteriore impulso ai piani energetici scozzesi, che si prepara a divenire uno dei maggiori esportatori di energia.
“La Scozia è nella posizione ideale per diventare la centrale elettrica verde d’Europa, con un potenziale offshore e di fonti rinnovabili stimato a 206 GW – solo un terzo dei quali però potrebbe generare energia elettrica per soddisfare le esigenze di oltre 36 milioni di famiglie”, ha specificato Salmond.
Il progetto è accolto con favore anche dal chief executive della SSE Ian Marchant che ha dichiarato come l’interconnessione sia destinata a divenire un elemento centrale per lo sviluppo del settore elettrico europeo nell’arco dei prossimi due decenni.
“La Scozia e la Norvegia hanno risorse naturali ricche e variegate da cui partire per produrre grandi quantità di energia elettrica, e un dispositivo di interconnessione potrebbe fornire il potenziale complementare alle risorse utile per andare incontro alle esigenze dei consumatori in tutta l’Europa nord occidentale,” ha commentato Marchant.
Un dispositivo di interconnessione tra le due nazioni consentirebbe alla Scozia di esportare l’energia prodotta in eccesso dalle centrali eoliche ed esportarla ma questo richiederebbe, si evince dagli studi preliminari, un collegamento sottomarino della lunghezza di ben 550-700 chilometri.