• Articolo , 18 ottobre 2007
  • Share. L’inquinamento visto dall’alto

  • Un sistema di monitoraggio realizzato in alta quota, che aggiunge alle conoscenze attuali, le dinamiche del cliamte change nell’alta atmosfera, aggiungendo dati nuovi dati sulle conseguenze che questo ha sul livello del suolo

Si è svolta, oggi, al Consiglio Nazionale delle Ricerche a (piazzale Aldo Moro), la conferenza stampa con gli ultimi risultati del progetto Share (Stations at High Altitude for Research on the Environment), un network internazionale formato dal Comitato Ev-K2-Cnr, in collaborazione con l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (Isac) del Cnr.
Erano presenti, per analizzaree illustrare i dati, i ricercatori italiani e stranieri degli istituti con cui lavora Share: l’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change) fresco di Nobel, l’Unep (United Nation enviromental programme) e il Wmo (World methereological organization).
I risultati hanno rivelato la presenza di notevoli percentuali di Black Carbon e di altri inquinanti che sarebbero capaci, come i gas serra, di surriscaldare l’atmosfera, con le consegenze ormai note, come, tra gli altri, la riduzione della massa dei ghiacciai.
«Tenendo conto della grande diffusione di Athmospheric Brown Clouds estese verticalmente sull’Asia e l’Oceano Indiano, che abbiamo recentemente osservato, – come ha infatti scritto il professor Veerabhadran Ramanathan su “Nature” – le nostre simulazioni sulla circolazione suggeriscono che le Athmospheric Brown Clouds contribuiscono al riscaldamento regionale della bassa atmosfera quanto il recente aumento di gas serra prodotti dall’uomo».
Inoltre è stata rilevata una considerevole quantità di “dust” (aerosol minerale), e altri inquinanti, che hanno addirittura interrotto il monsone, portando alla stazione Abc elevate concentrazioni di dust, ozono e Black Carbon provenienti dal Pakistan e dall’India.
Stessa rilevazione anche nella stazione di monitoraggio italiana Share sul Monte Cimone con elevate concentrazioni di Black Carbon e dust.
Infine, monitoraggi iniziati nel 1994 dalle stazioni Share nella Valle del Khumbu, a sud della catena himalayana, rivelano l’aumento un grado di temperatura ogni dieci anni. La più veloce crescita di temperatura ad alte quote potrebbe portare alla fusione del ghiaccio a ritmi sempre più elevati a causa delle precipitazioni che avverrebbero infatti in forma liquida anziché solida.
Tutti questi risultati confluiranno in uno studio internazionale “Gewex/Ceop Coordinated and Water Cycle Observation”, organizzazione per l’osservazione integrata a livello mondiale sui bilanci di energia e acqua, di particolare importanza sia per le conoscenze scientifiche che per le conseguenze sul piano sociale. (fonte Villaggio Globale)