• Articolo , 23 settembre 2010
  • Shopping virtuale, è ecologico solo se…

  • Un rapporto dello IET della Newcastle University mette in luce il contributo ambientale, a volte negativo, delle attività svolte nella rete

(Rinnovabili.it) – Da un lato c’è chi lo vuole insignito del premio Nobel per la pace 2010 al punto da aver lanciato una campagna internazionale per la sua candidatura con illustri sostenitori. Dall’altro qualcuno è pronto a ‘fargli le pulci’ per scoprire dove il suo utilizzo nelle attività quotidiane inclini dal lato sbagliato la bilancia emissiva del Pianeta. Parliamo di Internet, finito nell’ultima ricerca dell’Istituto di Ingegneria e Tecnologia (IET) della Newcastle University. Lo studio si è concentrato su tutte quelle attività, come ad esempio lo shopping, che possono essere svolte sia praticamente che per via telematica, scoprendo come non sempre “virtuale” sia sinonimo di “sostenibile”.
Fare acquisti su Internet o lavorare da casa, spiegano i ricercatori, potrebbero avere la capacità di aumentare le emissioni di carbonio invece di contribuire ad una loro riduzione. Ad essere sotto i riflettori è quello che viene definito come “effetto rimbalzo”, vale a dire tutte le conseguenze non intenzionali di azioni che mirano a tagliare la produzione di CO2, ma che in realtà si limitano solo a spostare la fonte emissiva altrove.
Spiega il professor Phil Blythe, tra gli autori del rapporto: “Abbiamo sentito spesso parlare dei benefici ambientali ottenuti ad esempio dal lavoro svolto da casa, per via telematica. Tuttavia, un’analisi più dettagliata ci ha dimostrato che questi benefici sono marginali”.
La relazione sottolinea, ad esempio, che l’acquisto on-line dei beni può comportare risparmi in termini di carbonio emesso, ma solo se effettuato alle giuste condizioni, vale a dire in caso di consegna di almeno 25 ordini o se la distanza percorsa con lo shopping tradizionale sarebbe stata di oltre 50 km.